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- di Maurizio Sgroi
Fra le molte stupidaggini che abbiamo ripetuto tutti almeno una volta nella vita c’è quella che spiega il successo economico del secondo dopoguerra col fatto che la distruzione aveva favorito la creazione.
Se avete voglia di convincervi della dannosità dei dazi per un’economia avanzata, potete dedicare un po’ del vostro tempo alla lettura di un paper diffuso dal Nber, che ci racconta quasi due secoli di effetti macroeconomici causati dai dazi statunitensi, in patria e fuori.
Un interessante post pubblicato dalla Fed di S. Louis ci consente di aggiornare le nostre informazioni sullo stato di salute della finanza pubblica statunitense che, vuoi o non vuoi, finisce sempre col generare effetti nel resto del mondo, per la semplice ragione che gli Usa emettono la valuta di cui il mondo di serve in larga maggioranza.
Un recente paper della Bis (“Dollarisation waves: new evidence from a comprehensive international bond database”) offre una interpretazione interessante circa gli sviluppi dell’egemonia del dollaro nell’economia internazionale che, malgrado molte narrazioni interessate, rimane solida per evidente mancanza di alternative. Cosa che sanno tutti, e gli americani meglio degli altri.
A quanto pare, la guerra commerciale fa bene alla Cina, visto che ha chiuso il 2025 con un surplus commerciale record di 1.189 miliardi di dollari, con le esportazioni salite del 5,5% annuo e le importazioni stabili. Questo a fronte di un volume di commercio estero che ha raggiunto i 45.470 miliardi di yuan (6.510 miliardi di dollari), in crescita del 3,8% su base annua, secondo i dati denominati in renminbi diffusi dall’Amministrazione generale delle Dogane.
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