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- di Maurizio Sgroi
L’ultimo bollettino economico di Bankitalia ci ricorda molto opportunamente che l’economia tedesca, che si basa sulla manifattura e le esportazioni, è legata a doppio filo con quella dell’intera eurozona. L’una e l’altra camminano a braccetto.

Un’Europa debole non può che esprimere un’economia debole, suggerisce il buon senso. E il fatto che l’ultimo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale (Fmi) preveda un futuro da fanalino di coda per l’economia europea fa sospettare che per una volta il pubblico e la critica siano d’accordo su una cosa: l’Europa non sta funzionando.
In quarant’anni, la costruzione di nuove case, nei paesi avanzati, si è quasi dimezzata. Al contrario, nelle economie emergenti, in un ventennio la produzione di nuove abitazioni è cresciuta di oltre il 25 per cento.
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Poiché di questi tempi non ci facciamo mancare le occasioni di preoccupazione, tanto vale aggiungerne un’altra al paniere di quelle che agitano i nostri sonni parlando dello stretto di Taiwan (foto a sx), al centro di una disamina molto interessante
