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Lunedì, 15 Giu 2026

A quanto pare, la guerra commerciale fa bene alla Cina, visto che ha chiuso il 2025 con un surplus commerciale record di 1.189 miliardi di dollari, con le esportazioni salite del 5,5% annuo e le importazioni stabili. Questo a fronte di un volume di commercio estero che ha raggiunto i 45.470 miliardi di yuan (6.510 miliardi di dollari), in crescita del 3,8% su base annua, secondo i dati denominati in renminbi diffusi dall’Amministrazione generale delle Dogane.

Le esportazioni, in particolare, sono cresciute del 6,1%, mentre le importazioni sono aumentate dello 0,5%. Il valore del commercio estero ha aggiornato il record del Dragone, superando per la prima volta la soglia dei 45.000 miliardi di yuan, consentendo alla Repubblica popolare di rimanere il più grande trader di beni su scala globale.

A dispetto delle tensioni commerciali con gli Stati Uniti, verso cui l’export è sceso a doppia cifra per gran parte dell’anno, Pechino incrementa le spedizioni verso i mercati non Usa, facendo aumentare lo squilibrio commerciale con i principali partner, tra cui l’Ue. Solo a dicembre, il surplus si attesta a livello globale a 114,1 miliardi, con l’export a +6,6% e l’import a +5,7%, battendo ampiamente le attese.

Questi nuovi record, che arrivano in un anno particolarmente complesso per il commercio internazionale, ci dicono molto della struttura che, al di là dei proclami politici, regge la nostra economia. Ci dice, ad esempio, che gli Usa non sono nella condizione di danneggiare la Cina attraverso le loro politiche commerciali e, insieme, che la Cina ha molte carte da giocare sul tavolo della globalizzazione che a quanto pare non erano state considerate. Diversificare le esportazioni non è un affare semplice, e il fatto che i cinesi siano riusciti dovrebbe farci interrogare sulla resilienza di Pechino e chiederci se noi europei saremmo in grado di fare la stessa cosa.

A proposito di Europa. Il 2026 European Macroeconomic Report, diffuso di recente dall’Ue, ci dice che la quota complessiva delle importazioni europee dalla Cina si è concentrata in larga parte sulla manifattura. La Cina, insomma, che pesa il 22,1% nel totale delle importazioni europee (dato riferito ai primi otto mesi dell’anno), si conferma ancora come la principale officina globale, e l’Europa si è dimostrata molte ricettiva di merci cinesi.

Il volume delle importazioni, nei primi otto mesi del 2025, risultava in crescita del 12,1% nel confronto con i primi otto mesi del 2024 e in alcune categorie, come la chimica, la crescita anche più ampia. Per giunta, tale aumento si è associato a un valore decrescente di tali beni, grazie alla deflazione. I prezzi alle importazioni dalla Cina sono diminuiti dell’1,9% nel primo quarto del 2025 e del 3,7 nel secondo.

Non tutti i mali vengono per nuocere, insomma. Rimane il fatto: siamo sempre più dipendenti dal Made in China.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
coautore del libro “Il ritmo della libertà”
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