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Lunedì, 06 Lug 2026

Sul Sole 24 Ore del 30 aprile scorso è stata data notizia di professori universitari con doppi e tripli stipendi, che avrebbero arrecato allo Stato un danno quantificato in 42 milioni di euro. La vicenda riguarderebbe l’intero paese, dato che a esservi coinvolte ci sarebbero le Facoltà di Ingegneria e Architettura di ben 17 regioni. Un sistema vasto e articolato, dunque, che mette insieme Nord e Sud e che per gli investigatori comprenderebbe anche altre Facoltà.

A essere finito nel mirino della Guardia di Finanza è stato un gran numero di professori che, nonostante avessero dichiarato di optare per il regime a tempo pieno - ossia quello incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività professionale e di consulenza esterna ovvero con l’assunzione di qualsivoglia incarico (salvo i casi previsti dalla legge) - si erano comportati come se avessero scelto il regime di lavoro a tempo definito (cd. Part time), che però comporta, com’è noto, minori entrate da contratto rispetto a quelli che optano per il tempo pieno.

Per ora, come si è detto, l’inchiesta ha riguardato soltanto i professori di Architettura e Ingegneria, ma essa dovrebbe ampliarsi fino a raggiungere un danno quasi doppio, essendo intenzione della Guardia di Finanza di andare a verificare quanto avviene anche nelle Facoltà di Giurisprudenza, Economia e Commercio e Medicina. Alle irregolarità contabili, per di più, si sarebbero aggiunti veri e propri reati, tanto da essere partite denunce per falso, relative a docenti che avrebbero dichiarato di trovarsi in ateneo mentre sarebbero stati tranquillamente a lavorare nei loro studi privati, nonché a qualche rettore che li avrebbe “coperti”, falsamente attestando la loro presenza in Facoltà.

Su quali siano i doveri di questi docenti (tra gli indagati ci sono anche dei ricercatori), il D.Lgs. n.165/2001 non potrebbe essere più chiaro, ma quel che sconcerta è che gli stessi sembrano aver scientemente omesso di “approfittare” della chance ad essi solo concessa, dapprima dal Dpr 382/1980 e, successivamente, ribadita dalla Riforma Gelmini (legge 240/2010), ovvero del regime di part time attivabile previa opzione volontaria.

Restiamo in attesa degli sviluppi dell’inchiesta, ma da quel che si è appreso la vicenda sembra già presentare caratteri assai poco edificanti, candidandosi così a essere una tra le peggiori della recente storia delle nostre Università.

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