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Lunedì, 06 Lug 2026

Per le note vicissitudini politiche, il Def 2018, oltre ad essere stato diffuso con 15 giorni di ritardo, contiene solo il quadro tendenziale, peraltro assai deludente.

Bisognerà attendere il nuovo Governo, se e quando si farà, per conoscere le misure programmatiche di politica fiscale, prima fra tutte la sterilizzazione dell'aumento delle aliquote Iva, che in assenza di interventi scatterebbe dal 1 gennaio 2019.

Quest'anno dovrebbe anche concludersi il programma di acquisto mensile di titoli di Stato da parte della Bce (quantitative easing), con possibili ripercussioni sugli interessi passivi, la cui riduzione ha consentito in questi ultimi anni il contenimento del deficit.

Il tasso di crescita del Pil, è confermato all'1,5% per il 2018, ma tenderà a scendere negli anni a venire, seguendo la tendenza mondiale, con una riduzione progressiva del gap negativo dell'Italia nei confronti dell'Eurozona.

Gli obiettivi di finanza pubblica sembrano oltre modo ottimistici e non sarà certo una sorpresa se in futuro saranno ridimensionati, visto che si basano essenzialmente su un aumento dell'avanzo primario (maggiori tasse o minori spese) che passa da 1,5% nel 2017 a 3,7% nel 2021.

L'indebitamento netto, dovrebbe attestarsi al 1,6% nel 2018, per azzerarsi nel 2020, quando anche l'output gap segnerà sostanzialmente la fine del ciclo economico avverso.

Il pareggio di bilancio (in termini strutturali), dovrebbe realizzarsi anch'esso nel 2020, ma il ritmo di avvicinamento appare troppo lento e non si esclude - come già avvenuto lo scorso anno - che la Commissione europea chieda fin da subito un intervento correttivo.

Il debito pubblico è stazionario da due anni, ma non si intravede, se non nelle previsioni (sistematicamente smentite dalla realtà), l'avvio di un percorso credibile di rapida riduzione. L'Italia, quindi, continuerà a violare la regola sulla riduzione del debito, anche in ottica 'forward looking' (rispetto alle previsioni sui due anni successivi). Infatti, secondo i numeri indicati nel Def, nel 2019 sarà superiore di 3,4 punti rispetto a quanto richiesto (una correzione da oltre 60 miliardi), che si potrebbero ridurre a 1,1 punti nel 2020 (25 miliardi) e 0,8 nel 2021 (15 miliardi).

Nello scenario a politiche invariate - se fossero adottati i provvedimenti previsti dalla attuale normativa - i redditi da lavoro dipendente aumenterebbero a regime di 3,3 miliardi di euro rispetto alla legislazione vigente, per effetto dei rinnovi contrattuali per il triennio 2019-2021. Si tratta di una cifra pari a circa la metà dell'aumento registrato nei redditi da lavoro dipendente tra il 2017 e il 2018, che registra gli aumenti contrattuali di 85 euro lordi mensiliper il triennio 2016-2018. Se lo stanziamento sarà confermato nella prossima Legge di bilancio, i dipendenti pubblici riceveranno solo una nuova elemosina da parte del Governo, qualunque esso sia.

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