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Giovedì, 05 Mar 2026

Ritmo, secondo Renzi, deve essere la parola d’ordine del 2015. Così, tanto per stare al passo di marcia, in una recente intervista a La Stampa, il sottosegretario al Miur, Davide Faraone ha annunciato l’avvento della” Buona Università”, come sequel della “Buona Scuola”, di cui Il Foglietto ha già avuto modo di occuparsi [1, 2].

Per quel che si capisce, l’intenzione sembra essere quella di far “ballare” tutto il mondo universitario che, per la verità, coi ministri che si sono avvicendati in questi ultimi anni, non conosce pace già da un bel pezzo.

Naturalmente, secondo lo spirito del tempo, la rivoluzione non potrà avvenire se non previa rottamazione dell’esistente. E pare che il Miur alla rottamazione stia già lavorando, tant’è che, oltre a discuterne coi principali soggetti interessati, ha deciso che il Fondo di Finanziamento venga distribuito non più a dicembre ma a marzo, con determinazione dei fondi anche per il biennio successivo, così da consentire agli atenei di “programmare con un po’ di respiro”.

Molte le problematiche che il governo intende affrontare: dal diritto allo studio all’orientamento, dai finanziamenti alla valutazione, alla didattica. Insomma, quasi tutto.

Del sistema del diritto allo studio, così com’è, Faraone dice che funziona poco e male e adombra la possibilità di una gestione del settore a livello nazionale. Affronta, quindi, la questione degli abbandoni e dei fuori corso, che propone di risolvere con “più orientamento in entrata e più tutorato in itinere”.

Dalla patologia passa poi alla fisiologia.

Non gli va bene il sistema del 3+2 ed è insoddisfatto pure della laurea triennale, dato che il primo comporta “passare sei-sette anni all’università, con molti tempi morti” e la seconda va “potenziata”, così da “renderla un titolo subito spendibile”. Infine, ce n’è anche per chi aspira alla carriera universitaria, che non deve più essere l’obiettivo di quasi tutti i dottori di ricerca. Il nostro paese ne sforna diecimila l’anno e tutti col pallino di fare gli accademici. Faraone, senza mezzi termini, asserisce che d’ora in avanti se lo possono pure scordare, perché la” ricerca”non c’è per tutti, forse solo per un quarto di essi e la restante maggioranza dovrà essere “valorizzata” nell’amministrazione pubblica, nelle imprese e nella scuola. Idea che rappresenta un novum assoluto, trattandosi di destinazioni, tutte, alle quali finora non aveva pensato nessuno, ma proprio nessuno.

Tutto questo per “rottamare le rigidità” e “cambiare la mentalità”.

Sennonché, da parte sua, l’Unione degli universitari (Udu), attraverso il suo coordinatore, Gianluca Scuccimarra, ha fatto sapere di averne abbastanza di spot e di temere che, con tutte queste cure, a partire da quella della Gelmini, all’università, che nel frattempo sta perdendo iscritti e laureati, si finisca per assestare il colpo finale. Scuccimarra ci tiene poi a precisare che di incontri al Miur, almeno con l’Udu, finora non ce ne sono stati, mentre andrebbe avviato un percorso di confronto, in primis con gli studenti, concordando sul punto proprio con lo stesso Faraone, che sostiene che “l’università non è solo dei rettori e dei professori”. L’esponente dell’Udu conclude, infine, sulla necessità di ripartire proprio dagli studenti,mettendoli in condizione di studiare, dando la priorità a tasse e alloggi.

Su questi argomenti il sottosegretario Faraone non si è infatti soffermato troppo, tralasciando di accennare al fatto che le tasse sono ingiuste e tra le più alte d’Europa, che ci sono idonei non beneficiari di borsa di studio, per non parlare poi delle gravi lacune nell’offerta dei servizi, circostanze, tutte, che si riflettono, condizionandolo negativamente, sul diritto allo studio.

Questo dovrebbe essere il prius e non il postemus, sempre che, ovviamente, non si voglia lasciare l’università ai professori.

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