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Lunedì, 19 Gen 2026

Nella finanziaria del 2026, c'è un numero che la Meloni tiene accuratamente nascosto ma che condiziona l'intera legge chiamata eufemisticamente di Stabilità: la spesa militare.

Secondo alcuni calcoli, la spesa ordinaria per la Difesa sarà di 31,2 miliardi. Di questi 11,3 mld circa saranno in più rispetto al 2025 e di cui 3,3 mld saranno per la spesa Nato, richiesta da Trump ai paesi europei per arrivare al fatidico 5%. Quelli di quest'anno 2026 sono solo per arrivare al 2%; nei prossimi anni saranno molti di più.

Insomma, se non si parte da queste cifre enormi non si capisce poi tutto il resto della leggerezza della finanziaria meloniana di 18,7 mld. Non si capisce la renitenza a restituire ai lavoratori i 25 miliardi del fiscal drag, la resistenza ad introdurre il salario minimo per i lavoratori dipendenti - mentre la Meloni si è sbrigata per la legge sul giusto compenso per i professionisti privati del 2023 -, i tagli alla scuola, la sanità, la ricerca, l'università e tante altre cose sociali da fare per la crescita del paese che nella finanziaria meloniana è del tutto assente. Tanto che il senatore Monti ha dato ironicamente il benvenuto alla Meloni nel club dell'austerità che è la vera cifra della finanziaria 2026.

Come ogni anno quando la finanziaria viene presentata al pubblico con i soliti toni trionfalistici da parte della Meloni, poi arrivano le liti all'interno della maggioranza che andranno avanti fino all'ultimo giorno utile, mano a mano che se ne scoprono le magagne. Divisive tra di loro, ma poi troveranno i soliti escamotage di accomodamento.

Intanto, arrivano i tagli sociali ai Comuni e agli altri Enti locali per 4 mld nel triennio 2025-2027, ai ministeri per complessivi 7,15 mld nei prossimi tre anni (nel 2026 saranno di di 2,2 mld, nel 2027 2,15 e nel 2028 2,8), ai trasporti, alla sanità delle Regioni che, con il solito giochetto delle "tre carte", aumenterà di 143,1 miliardi di euro nel 2026 e a 145 miliardi nel 2028, ma in rapporto al PIL la spesa sanitaria scenderà dal 6,3 del 2025 al 6,16% del 2026 al 6,05 nel 2027 al 5,93% nel 2028.

La crescita è a zero, la stabilità è austerità per i lavoratori, per i pensionati e il ceto medio basso, eppure guai a parlare di tassazione di Banche e Assicurazioni e di extraprofitti in generale - ovvero quelli conseguiti per le oscillazioni del mercato non per particolari pianificazioni delle aziende - quando si tratta della "roba" sia pure quella rubata, c'è sempre un Tajani che s'indigna a sproposito. Sente l'odore del diavolo espropriatore anche quando si tratta di un minimo "contributo di solidarietà" proposto da Landini, leader della Cgil, da applicare a chi possiede almeno due milioni di euro, con un'aliquota effettiva dell'1,3%, stimando un gettito annuo di circa 26 miliardi di euro. Equivalente, per esempio, al fiscal drag rubato ai lavoratori. Tajani parla a sproposito di sovietismo e di aziende come "mucche da mungere" ecc..

L'austerità della Finanziaria è nascosta da una serie di bonus e detassazioni degli straordinari per i lavoratori dipendenti, che non riescono però a cancellarne la cifra di fondo e i dati strutturali volti alla stagnazione e alla decrescita infelice. Mandano in visibilio solo la Fumarola, segretaria della Cisl.

C'è una pletora di lorsignori e commentatori anche nel fronte progressista più o meno moderato, che dicono che comunque la Meloni ha tenuto e sta tenendo i "conti in ordine". Vero, ma questo in cambio di sfasciare quelli della maggior parte degli italiani, lavoratori, pensionati e ceto medio basso che non arrivano alla fine del mese.

Questa "stabilità", che poi è l'austerità già conosciuta da anni dagli italiani, è fondata sull'ingiustizia sociale e va contro l'Italia.

Aldo Pirone
editorialista e scrittore
facebook.com/aldo.pirone.7
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