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Venerdì, 19 Giu 2026

L’interminabile “rivoluzione” avviata più di due anni fa da Giorgio Alleva all’Istituto nazionale di statistica, volta - con finalità di risparmio - alla “modernizzazione” dell’ente, lungi dal considerarsi ultimata, nei giorni scorsi ha registrato un colpo di scena, che ha fatto gridare al miracolo qualche buontempone.

Fino ad oggi, infatti, l’organizzazione dell’ormai nonagenario ente statistico stabiliva che alla Direzione centrale per la diffusione e la comunicazione dell’informazione statistica (Dcdc), fossero attribuiti compiti di: progettazione e gestione delle attività di diffusione e comunicazione; cura dell’organizzazione dei convegni e degli altri eventi, nonché delle iniziative di promozione della cultura statistica; cura del coordinamento editoriale nonché della realizzazione dei prodotti a stampa e digitali dell’Istituto; cura della gestione dell’accesso ai microdati e del rilascio degli stessi all’esterno, nel rispetto delle normative in materia di riservatezza.

Con un documento, portato il 9 novembre alla ratifica del cda, Alleva ha deciso “di rivedere le funzioni attualmente attribuite alla Dcdc, prevedendo la valorizzazione delle corrispondenti funzioni attraverso la costituzione di due distinte strutture organizzative dirigenziali tecniche di livello generale (Direzioni centrali) e la conseguente distinzione tra le attività inerenti alla funzione dello sviluppo della diffusione dell’informazione e della promozione della cultura statistica da quelle dello sviluppo della comunicazione, in considerazione delle loro peculiarità e delle diverse e specifiche competenze richieste”.

In pratica, i compiti assolti finora da una sola struttura, verranno divisi tra le due nascenti direzioni.

Se è vero, poi, che il personale al momento assegnato alla Dcdc, di imminente soppressione, verrà diviso tra le due nuove direzioni, senza alcun aggravio di spesa (circa un centinaio di unità), è altrettanto vero che l’ente dovrà dotarsi di una nuova poltrona dirigenziale generale, sulla quale andrà a sedersi un altro direttore centrale, la cui retribuzione annua si aggirerà attorno ai 130 mila euro. Gli incarichi dirigenziali generali saliranno così da 13 a 14, oltre alla figura del direttore generale.

Un’operazione che sembra in controtendenza rispetto alla tanto invocata e propagandata politica del contenimento della spesa pubblica o spending review ma anche e, soprattutto, rispetto agli obiettivi che il presidente Alleva si era prefissato di raggiungere nel corso del suo mandato, tra i quali spiccavano “azioni specifiche … volte alla deframmentazione delle unità organizzative”.

Al riguardo, ci permettiamo di osservare che, per gli esiti a cui ha portato, il richiamo dell’insolito termine “deframmentazione”, fatto sbrigativamente transitare dall’informatica alla scienza dell’organizzazione, ci sembra assai improprio. Essendo riuscito a separare la comunicazione dalla diffusione, soluzione finora mai escogitata da nessuno (eppure menti fervide all’Istat non sono mai mancate), meglio avrebbe fatto Alleva a chiamare in causa la fisica delle particelle. Sì, quella dell’infinitamente piccolo.

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