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Martedì, 28 Apr 2026

di Roberto Tomei

Alla fine ci sono riusciti, anche se non avevano previsto che il provvedimento fosse emanato in coincidenza con il tragico (l'ennesimo) terremoto che ha colpito l'Emilia-Romagna. D'ora in poi, lo Stato - invitando i cittadini ad assicurarsi - volterà le spalle ai terremotati e a quanti avranno la sventura di essere vittime delle calamità naturali.

Non un solo centesimo di contributo statale sarà devoluto per far fronte ai danni subiti dai fabbricati privati, a seguito di eventi naturali. Con il decreto varato dal governo Monti il 17 maggio scorso, si mette una pietra tombale su un principio, quello della solidarietà, che fino a oggi era alla base dello Stato democratico.

Che poi vi siano stati nel corso degli anni episodi di malgoverno, malcostume e malversazione nella gestione dei fondi pubblici, questi non possono assolutamente prevalere sulla necessità di essere vicini e di sostenere i membri della comunità, che improvvisamente e senza averne colpa si trovano deprivati di un bene essenziale, quale è quello dell'abitazione.

Si tratta, infatti, di vicende che vanno tenute distinte e separate: da un lato occorre perseguire chi commette reato, dall'altra non può venir meno qualunque slancio sociale nei confronti dei più sfortunati.

In pratica, non ci si è resi conto che con il decreto in questione si sta negando lo spirito stesso che ha fatto nascere e progredire (forse troppo) la Protezione Civile nel nostro paese.

L'auspicio è che quel che resta del Parlamento, in occasione della conversione in legge del provvedimento, abbia un sussulto di sdegno e respinga al mittente la deplorevole e assurda disposizione, che si pone, tra l'altro, in evidente contrasto con l'art. 2 della Carta Fondamentale, che esplicitamente richiede l'adempimento del dovere di solidarietà sociale.

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