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- di Maurizio Sgroi
Adesso che gli economisti del Fondo monetario inernazionale (Fmi) ci fanno notare per l’ennesima volta che la ricchezza netta delle famiglie europee è parecchio concentrata nel 10 per cento della popolazione c’è da aspettarsi le solite intemerate. Come se il problema si esaurisse nella titolarità della ricchezza e non avesse a che fare anche sul suo utilizzo. Una società fortemente diseguale come quella britannica del XIX secolo finanziò lo sviluppo della ferrovie in mezzo mondo avviando una straordinaria crescita internazionale. La domanda è: cosa ci facciamo noi europei con questa ricchezza?

Venerdì scorso stavo dal medico per delle ricette. C'era una donna anziana di ceto popolare. Si lamentava della situazione del sistema sanitario pubblico. Essenzialmente perché, viste le lunghe liste di attesa, si vedeva costretta a ricorrere alle viste private a pagamento. Sempre che avesse i soldi necessari. Al tempo stesso il suo giudizio sui "politici" era spietato e privo di ogni speranza. "Tanto - diceva - so' tutti uguali: bianchi, verdi, rossi, gialli".
Il 13 novembre 2015, a soli 28 anni, Valeria Solesin perdeva la vita nell’attentato al Bataclan di Parigi, insieme ad altre 129 vittime.
Gli esperti del settore, dalla sanità all'ambiente, dalla scuola ai trasporti, dall'industria all'agricoltura all'immigrazione ecc., dicono tutti al termine delle loro analisi che servono interventi pubblici con una montagna di soldi per affrontare i problemi del loro settore. Di contro a livello europeo della Ue vigono le regole del nuovo patto di stabilità, accettato e condiviso dal governo Meloni, improntate a una nuova austerità.
