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Giovedì, 05 Mar 2026

 La Ricerca Pubblica dice no alle procedure d’urgenza che azzerano le corrette valutazioni tecniche e amministrative ad esclusivo vantaggio dell’affarismo. Tutti gli enti di ricerca pubblica mettono al servizio della collettività le conoscenze acquisite in decenni di attività. Tra questi, Ingv e Ispra sono direttamente coinvolti nelle tematiche emergenziali ed ambientali.

 

La Protezione Civile spa, ma anche la Sogesid spa o la Difesa spa, azzerano la possibilità che tutte le dovute azioni vengano prese alla luce di una corretta analisi fatta nel solco delle tecnologie e della correttezza amministrativa. Anzi, la mancanza di ogni controllo istituzionale permetterà a queste società di acquisire non le migliori professionalità possibili (quelle che sono negli enti di ricerca) ma le più “convenienti”.

Quotidianamente, “pseudo-esperti” telegenici propinano, attraverso media poco attenti, tesi per nulla scientifiche sui più disparati argomenti. Molti di questi “sapienti” vengono inseriti anche in gruppi di lavoro ministeriali: se vengono ascoltati oggi, figuriamoci quale sarà il loro potere quando saranno ufficialmente a libro paga nelle società private come Protezione Civile spa e Difesa spa. E non è difficile immaginare come questi “sapienti” sapranno plasmare le loro consulenze su interessi economici certamente non coincidenti con il bene comune.

D’altra parte, il tentativo di re-introdurre il nucleare da fissione attraverso tecnologie estere costose, poco sicure, per niente innovative, in netto contrasto con le richieste delle popolazioni, mette anche l’Enea al centro dell’attacco che Protezione Civile spa si appresta a portare alla ricerca pubblica. E’ facile prevedere che pur di costruire, comunque e a ogni costo, una centrale nucleare, l’emergenza diventerà normale intervento. Anche in questo, caso il ruolo della ricerca pubblica diventa scomodo e da annullare.

In sostanza, come lavoratori della Ricerca Pubblica abbiamo tutti il dovere di attivarci per garantire ai cittadini la massima sicurezza e per richiedere rigorosi controlli, da affidarsi alla ricerca pubblica che, in avversa ipotesi, risulterebbero del tutto inesistenti o, al massimo, di comodo.

La Ricerca Pubblica in tutto il mondo, anche in quello governato nel liberismo più sfrenato, gioca un ruolo importante per il paese. La privatizzazioni in atto di pezzi importanti della funzione pubblica rischiano di azzerare quel poco che ancora resta in Italia.

E’ necessario fermarli!

La devoluzione di importanti attività di controllo, finora di pertinenza dell’Ingv, alla costituenda Protezione Civile spa (presente in un primo testo della privatizzazione) e l’affidamento, da quasi due anni, a soggetti del tutto privi di cultura scientifica della gestione dell’Ispra (di cui è stato di recente impedito lo smantellamento solo grazie all’occupazione del tetto della sede di via ni Casalotti da parti di tanti lavoratori sostenuti da Usi/RdB), dimostrano che a questo governo preme imbavagliare la Ricerca, per favorire l’ingresso di soggetti privati “amici”.

Sono questi i motivi che inducono Usi/RdB-Ricerca a aderire al “No Bertolaso Day”. Per difendere la Ricerca Pubblica, nell’interesse esclusivo della comunità; per contrastare ogni forma di speculazione privata.

Giovedì, 18 febbraio 2010, ore 10

manifestazione a Roma in Piazza di Montecitorio

Nel pomeriggio, alle ore 15:30,

assemblea all’Università La Sapienza

 

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