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- di Franco Mostacci
Anche per quest’anno si è consumato il rito del Def, il documento con il quale si fa il punto sulla situazione economica attuale e sulle intenzioni del Governo per gli anni a venire.
In un articolo apparso di recente sul Foglietto ci era sorto il dubbio se all’Istat la confusione fosse una strategia oppure se la strategia fosse confusa. Adesso possiamo dire di avere una matematica certezza.
In un mio precedente intervento sul Foglietto dell’11 novembre 2014 "Internazionalizzazione e mercato dei cervelli", rimarcavo come la fuga dei cervelli dall’Italia, di cui tanto si parla, sia un falso problema, in quanto il nostro Paese dovrebbe viceversa dar vita ad un sistema ricerca/formazione al passo con i Paesi di punta, creando le condizioni per un “mercato” dei cervelli, in entrata e in uscita, di modo che i migliori vengano a lavorare nel nostro Paese, per produrre innovazione tecnologica, e quindi ricchezza per il Paese.
Era il 30 dicembre 2011. Due settimane prima il Parlamento, nel silenzio generale, aveva approvato in prima lettura la riforma costituzionale per introdurre il pareggio di bilancio. Il nuovo governo guidato da Mario Monti, acclamato come salvatore della Patria, aveva già emanato il decreto Salva Italia, quello che fece piangere copiose lacrime alla ministra Fornero, che non riusciva a pronunciare la parola “sacrificio”.
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