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- di Benedetto De Vivo
Ho iniziato la mia collaborazione settimanale con Il Foglietto il 9 settembre dello scorso anno, con un articolo nel quale proponevo all'attenzione dell'opinione pubblica il documento denominato "Position Statement", in merito alla "Definizione della pericolosità sismica e delle sollecitazioni sismiche di progetto delle costruzioni per assicurare la protezione della popolazione" che, firmato da vari scienziati a livello internazionale, era stato portato, nel 2012, all'attenzione del Presidente della Repubblica.

Corsi e ricorsi storici. Il momento che stiamo vivendo nel nostro paese presenta, ogni giorno di più, inquietanti analogie con gli anni che portarono al fascismo. Se alle origini del ventennio vi fu la crisi economica del primo dopoguerra, che divenne particolarmente virulenta dopo il 1921, oggi vi è la crisi sistemica, che ha investito l'economia mondiale dal 2007, a cui non poco hanno contribuito le catastrofiche missioni in Afganistan e Iraq.
Solo il premier Renzi, che è un inguaribile ottimista, il ministro Padoan - che da quando si è trasferito dall’Ocse a via XX settembre pare averne subìto il contagio - e pochi altri sembrano ormai credere alle previsioni del Def.
I disastri naturali che con sistematica frequenza si verificano in Italia (terremoti, frane, alluvioni, e altro) ripropongono periodicamente il problema del monitoraggio e della politica del territorio. A questo problema non è mai stata data in Italia una risposta adeguata, ma si è continuato, sulla spinta delle catastrofi e delle conseguenti emozioni, a operare con soluzioni di emergenza. Le polemiche che di volta in volta si accendono fra Protezione Civile, Autorità locali e altri, dimostrano come non si voglia affrontare il problema in modo strutturale.
