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- di Adriana Spera
Dopo le forze dell’ordine, anche i docenti universitari sono pronti alla mobilitazione contro il nuovo blocco delle retribuzioni deciso dal governo.
Con l’art. 11, comma 2, del decreto legge n. 90 del 24 giugno 2014, convertito in legge n. 114 del 11 agosto 2014 (in G.U. n. 190 del 18 agosto 2014 - Suppl. Ord. n. 70), sono state apportate modifiche al comma 6-quater dell'art. 19 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.
Alla mezzanotte del 23 maggio 2014 è terminata la possibilità per le pubbliche amministrazioni di inserire i dati necessari per il monitoraggio nazionale del numero dei vincitori ed idonei collocati in graduatorie concorsuali vigenti per le assunzioni a tempo indeterminato e dei profili professionali di riferimento, ai sensi dell’art. 4, comma 5, del decreto-legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito con modificazioni dalla legge 30 ottobre 2013, n. 125.
Come sempre in piena estate - quando il mondo politico è in vacanza e non piovono cattive notizie relative a provvedimenti deleteri, quando anche gli italiani dovrebbero (se se lo possono permettere) godersi un periodo di meritato riposo – impazzano le classifiche sugli atenei del mondo.
C’è stato un tempo, in particolare a partire dagli anni settanta del secolo scorso, in cui gli iscritti alla Facoltà di Medicina andavano moltiplicandosi di anno in anno. A un certo punto, i medici sono diventati talmente tanti che abbiamo cominciato a esportarli, con gran sollievo dei cittadini degli altri Stati (come l’Inghilterra, che ne era sfornita), che pare ne abbiano apprezzato, oltre alla preparazione, le particolari doti umane.
Poiché, piaccia o no, il mondo angloamericano detta la linea del discorso economico globale, vale la pena sforzarsi di capire cosa succede laggiù nel mondo del lavoro, atteso che prima o poi succederà anche qui dopo che i corifei nostrani di tale mainstream ci avranno talmente stordito di chiacchiere che saremo pure contenti di vederlo accadere.
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