- Dettagli
- di Rocco Tritto
Quello che da un paio di mesi sta accadendo all’Istat, dal luglio dello scorso anno sotto la presidenza di Giorgio Alleva, ha dell’incredibile.
La fusione tra il Cra e l’Inea, prevista dalla legge di stabilità 2015 (n. 194/2014), che ha dato vita al Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (che a breve dovrebbe partorire l’acronimo Crea), rischia di ridurre notevolmente il numero di ricercatori/tecnologi, già in forza all’ex Inea (poco più di un centinaio), beneficiari della indennità ex articolo 22 del Dpr 171/91, le cui modalità di attribuzione e di erogazione risalgono a un accordo integrativo di 9 anni fa.
Nel 2014, il dottor Paolo Weber fu nominato responsabile per la prevenzione della corruzione RPC (ex articolo 1 comma 7 della Legge 6 novembre 2012 n. 190) e responsabile per la trasparenza RT (ex articolo 43 del Decreto legislativo 14 marzo 2013 n. 33) dell’Istat, in virtù della sua carica di direttore generale reggente.
Dopo essere rimasta per più di un anno nei cassetti di Palazzo Chigi, la Relazione finale sulla revisione della spesa pubblica, redatta da una task force guidata da Carlo Cottarelli (da quasi sei mesi ex commissario alla spending review), ha visto la luce.
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