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- di Redazione
Uno studio dell’Università Statale di Milano, pubblicato sul Journal of Neuroinflammation, dimostra che il parassita Leishmania infantum, responsabile della leishmaniosi viscerale, è in grado di inibire uno dei principali fattori di neuroinfiammazione nella malattia di Alzheimer. In particolare, il parassita può influenzare il funzionamento delle cellule della microglia, le cellule del cervello coinvolte nella risposta immunitaria: quando queste cellule vengono stimolate con il peptide β-amiloide (una sostanza associata alla malattia di Alzheimer), il parassita riesce a bloccare un importante meccanismo infiammatorio chiamato inflammasoma NLRP3.

La chimica moderna è sempre più chiamata a sviluppare processi che siano non solo efficaci, ma anche sostenibili e rispettosi dell’ambiente. Una delle sfide principali è costruire molecole complesse – quelle che spesso diventano nuovi farmaci – evitando l’uso di metalli pesanti o sostanze tossiche.
Test sui prodotti etnici destinati al consumo umano venduti in Italia hanno rivelato che quasi l’80% contiene ingredienti non dichiarati in etichetta. E addirittura in tutti i prodotti vegetali analizzati è stato rilevato DNA animale.
Dalla Toscana e da Pisa, un risultato che potrebbe segnare una svolta nella lotta contro i batteri resistenti agli antibiotici.
L’infiammazione provoca dolore, ma è necessaria affinché il nostro organismo sia in grado di curarsi. E se fosse possibile guarire con minor sofferenza?
