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Domenica, 21 Giu 2026

A cura di Unicef

In questi ultimi giorni da più parti è stato sollevato il caso di ragazzi di origine straniera nati e cresciuti in Italia che al raggiungimento della maggiore età, a causa di una disabilità intellettiva, hanno visto rigettata la loro domanda di acquisizione della cittadinanza italiana.

L’attuale legge (L. 91/1992) prevede infatti che si presti giuramento di fedeltà alla Costituzione della Repubblica e a tali ragazzi non viene riconosciuta la capacità di prestare con consapevolezza il giuramento.

L’impasse sta nel fatto che il giuramento è un atto cosiddetto personalissimo e dunque nessuno, nemmeno un genitore né un tutore legale, può pronunciarlo per conto della persona interessata.

Difficile capire quanti ragazzi potrebbero essere interessati dalla questione: secondo i dati del Ministero dell’Istruzione relativi all’Anno Scolastico 2009/2010 si stimavano nelle classi italiane 15.549 alunni immigrati con disabilità di cui circa 10.500 con disabilità intellettiva.

I casi attualmente alla ribalta riguardano ragazzi di origine straniera portatori della sindrome di Down: in linea di principio un soggetto che richiede la cittadinanza potrebbe essere considerato dai soggetti responsabili dell’iter amministrativo capace di compiere il giuramento in piena consapevolezza, pur in presenza di una disabilità intellettiva.

Nella prassi però sembra che al di là del grado di gravità della patologia, di fronte a casi di disabilità intellettiva si tenda ad invocare l’incapacità naturale del soggetto, ostacolando di fatto il suo diritto a vedere accolta la domanda di richiesta di cittadinanza.

La riduzione delle diseguaglianze e il raggiungimento dei più vulnerabili ed esclusi è parte integrante del lavoro dell’UNICEF ed è alla base dei principi di universalità, non discriminazione, indivisibilità e partecipazione a fondamento della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e dei principali Trattati sui diritti umani.

La Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità, ratificata dal nostro Paese con la legge n.18 del 2009, obbliga gli Stati contraenti a riconoscere alle persone diversamente abili “la libertà di movimento, il diritto di scegliere la propria residenza e quello di cambiare cittadinanza” favorendo un approccio che privilegi il superiore interesse della persona.

Attraverso la Campagna "IO come TU" (clicca qui per aderire!) l’UNICEF Italia ribadisce l’inviolabilità del principio di non discriminazione soprattutto a beneficio delle categorie che subiscono forme multiple di discriminazione, come i ragazzi diversamente abili di origine straniera.

A meno di un mese dalle elezioni politiche, il Comitato italiano per l’UNICEF ha lanciato l’iniziativa “Diritti in Parlamento - #vota per i bambini“, ovvero 10 proposte sui temi in cui è prioritario intervenire per la piena realizzazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia, tra cui quello della non discriminazione e della cittadinanza.

Tali proposte saranno presentate durante alcuni faccia a faccia con i leader candidati premier dei principali schieramenti e sulle quali ognuno può esprimere la propria preferenza attraverso un vero e proprio election day sui diritti dell’infanzia che si terrà nelle principali piazze italiane il prossimo 10 febbraio.

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