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- di Roberto Tomei
Nel corso di quest’anno, con una inspiegabile accelerazione nei mesi estivi, della questione delle pensioni hanno parlato tutti gli attori istituzionali possibili e immaginabili.
Comportamenti alimentari, attività fisica, abitudine al fumo, consumo di alcool e droghe, salute riproduttiva, attitudini verso l’apprendimento e le tecnologie, salute percepita e stato di benessere generale sono stati oggetto di studio da parte dei ricercatori della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità (Iss).
Nel corso del 2015, cinque enti di ricerca su venti hanno rinnovato il proprio Organismo indipendente di valutazione (Oiv), dopo aver acquisito il parere della Funzione Pubblica, che con il decreto legge 90/2014 è subentrata nelle competenze in materia, in precedenza svolte dall’Anac.
Con la circolare n. 4, datata 10 novembre 2015, il ministro della Funzione pubblica ha, di fatto, allentato le disposizioni contenute nell’art. 5, comma 9, del decreto legge n. 95/2012, modificato dall’art. 17, comma 3, della legge 124/2015, che vieta a tutte le pubbliche amministrazioni e agli enti inseriti nel conto economico consolidato di attribuire incarichi di studio e di consulenza a soggetti, già lavoratori privati o pubblici, collocati in quiescenza.
Osservo, con una certa malinconia, il tramonto del welfare familiare italiano, quella somma di sussidi e sostegni che per così tanto tempo ci ha caratterizzato, ormai in gran parte sostituito dal fenomeno del credito al consumo, che tanto era personale e fonte di imbarazzi il primo, quanto freddo e anonimo il secondo. Vi leggo un altro esito inevitabile della nostra modernità e non so se compiacermi del fatto che una volta eravamo persone e oggi numeri di pratica, oppure semplicemente rassegnarmi. La famiglia italiana, come tutte le famiglie moderne, ormai è diventata sottile e potenzialmente illiquida, come un’obbligazione. Difficile da collocare, e altrettanto debole sul mercato.
Dovrebbe essere l’ultima occasione per le donne lavoratrici, sia del settore pubblico che privato e/o autonomo, per poter accedere alla pensione con almeno 35 anni di anzianità contributiva e 57 anni di età anagrafica, entrambe maturate alla data del 31 dicembre prossimo.
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