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- di Redazione
A distanza di un mese dalla prima riunione, Aran e sindacati sono tornati ieri a riunirsi per cercare di sbrogliare l’intricata matassa della riduzione dei comparti di contrattazione da 11 a 4.
Osservo, con una certa malinconia, il tramonto del welfare familiare italiano, quella somma di sussidi e sostegni che per così tanto tempo ci ha caratterizzato, ormai in gran parte sostituito dal fenomeno del credito al consumo, che tanto era personale e fonte di imbarazzi il primo, quanto freddo e anonimo il secondo. Vi leggo un altro esito inevitabile della nostra modernità e non so se compiacermi del fatto che una volta eravamo persone e oggi numeri di pratica, oppure semplicemente rassegnarmi. La famiglia italiana, come tutte le famiglie moderne, ormai è diventata sottile e potenzialmente illiquida, come un’obbligazione. Difficile da collocare, e altrettanto debole sul mercato.
Dovrebbe essere l’ultima occasione per le donne lavoratrici, sia del settore pubblico che privato e/o autonomo, per poter accedere alla pensione con almeno 35 anni di anzianità contributiva e 57 anni di età anagrafica, entrambe maturate alla data del 31 dicembre prossimo.
L’Inps ha pubblicato, il 3 novembre scorso, il messaggio n. 6704, con il quale fornisce alcune precisazioni circa l’incumulabilità del congedo parentale ad ore con altri permessi o riposi disciplinati dal Testo Unico maternità/paternità.
Pur ammettendo che una ripresa del credito bancario è funzionale alla ripresa tout court, rimane il fatto che le banche europee risultano ancora pesantemente condizionate dall’ammontare dei loro Non performing loans, ossia le varie forme di sofferenze o crediti deteriorati.
Dopo cinque anni di blocco di scatti stipendiali, dal prossimo primo gennaio, per docenti e ricercatori universitari, potrà trovare finalmente applicazione il Regolamento per la disciplina del trattamento economico, a norma dell'articolo 8, commi 1 e 3 della legge 30 dicembre 2010, n. 240.
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