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Mercoledì, 10 Giu 2026

Molte scienziate hanno mostrato interesse alla divulgazione del sapere, un’attenzione che in epoche passate le ha indotte a realizzare traduzioni o a compilare manuali e che più recentemente si è espressa affiancando all'attività di ricerca l’impegno nella didattica. Emma Castelnuovo è una di loro.

Era nata nel 1913 in una famiglia di origine ebrea, quintogenita di Guido Castelnuovo e di Elbina Enriques, sorella del matematico Federigo Enriques.

Si era laureata nel 1936 all’Università di Roma, dove dal 1953 l’Istituto di matematica è intitolato al padre, famoso studioso di probabilità e fondatore della scuola italiana di geometria algebrica.

Nei due anni successivi, Emma fu bibliotecaria in quell’Istituto, ma venne licenziata nel 1938 a causa delle leggi razziali promulgate dalla dittatura fascista. Per la medesima ragione non ottenne la cattedra di insegnante nella scuola secondaria per la quale, nell’agosto del 1938, aveva regolarmente vinto un concorso.

Fu reintegrata al servizio solo dopo la guerra, ed ha insegnato presso la scuola media Torquato Tasso di Roma fino al 1979. Stimolata dallo zio Federigo Enriques, legge Les Elements de Geometrie di Clairaut del 1741, che la induce a modificare radicalmente il proprio modo di insegnare.

Una delle grandi idee di Emma Castelnuovo è stata quella di far “vedere con la mente”. Nel suo insegnamento non c’era spazio per il nozionismo o il tecnicismo; anzi, a fondamento del proprio pensiero stava una visione attiva della cultura e del processo d’apprendimento che necessita di un impegno diretto dello studente e che procede costantemente dal concreto all’astratto.

La sua attività pedagogica ha modernizzato i programmi e la didattica della matematica attraverso la pubblicazione di manuali scolastici innovativi come “Geometria intuitiva” e iniziative originali come le “esposizioni di matematica” organizzate direttamente dai suoi allievi.

Il suo metodo nasceva da ragioni civili e sociali di natura democratica ed egualitaria e che considerava la matematica non solo come mezzo per l’acquisizione di un certo abito mentale ma, soprattutto, come strumento di lettura della realtà capace di promuovere una effettiva crescita culturale e di incidere, quindi, anche sulle scelte e le azioni.

«La matematica: dalla realtà, nella realtà e per la realtà» è uno dei motti da lei usati per esprimere in modo più incisivo le sue idee.

Impegnata nel sociale, nel 1978 venne inviata dall'UNESCO in Niger per insegnare in una classe corrispondente alla terza media italiana. Ha formato generazioni di studenti e studentesse da cui è stata molto amata. È scomparsa nella sua casa di Roma nel 2014 all’età di cento anni e è sepolta nel cimitero del Verano.

Sara Sesti
Matematica, ricercatrice su " Donne e scienza", collabora con l'Università delle donne di Milano
https://www.facebook.com/sara.sesti13

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