Nella Giornata Mondiale degli Oceani, istituita dalle Nazioni Unite per richiamare l’attenzione sull’importanza dei mari per la vita del pianeta, una figura emerge più di altre come simbolo della loro conoscenza e tutela: Sylvia Earle, oceanografa, biologa marina ed esploratrice, conosciuta in tutto il mondo come “Her Deepness”, “Sua Profondità”.
Nata nel 1935 a Gibbstown, nel New Jersey, si trasferì a tredici anni con la famiglia in Florida.
Fu lì che scoprì il mare e iniziò a immergersi, sviluppando una passione che avrebbe orientato tutta la sua vita. Dopo la laurea in biologia conseguì un dottorato in algologia, la disciplina che studia le alghe.
Negli anni Sessanta, quando per molte donne la carriera scientifica era ancora difficile da intraprendere, Sylvia Earle si affermò come una pioniera.
Nel 1970, partecipò al progetto "Tektite II", vivendo e lavorando per giorni in una stazione sottomarina al largo delle Isole Vergini Americane e diventando una delle prime “acquanaute” della storia.
Da allora ha collezionato primati e successi: è stata la prima donna a ricoprire il ruolo di capo scienziata della NOAA, l’agenzia statunitense che studia oceani e atmosfera; ha guidato spedizioni, progettato sommergibili, scritto importanti opere divulgative e fondato Mission Blue, organizzazione impegnata nella protezione degli ecosistemi marini.
La sua azione non si è limitata alla ricerca scientifica. Grazie al suo impegno, Google ha sviluppato Google Ocean, la sezione di Google Earth dedicata all’esplorazione degli ambienti marini, contribuendo a far conoscere a milioni di persone un mondo ancora in gran parte inesplorato.
Nel 2017, la rivista Time l’ha definita “Hero for the Planet”, eroina del pianeta. Un riconoscimento che riassume una vita trascorsa nelle profondità del mare per comprendere, raccontare e difendere il grande patrimonio blu della Terra.
Sara Sesti
Matematica, ricercatrice in storia della scienza
Collabora con l'Università delle donne di Milano
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