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Giovedì, 05 Mar 2026

Già in un articolo sul Foglietto avevamo spiegato, subito dopo la scossa del 24 agosto ad Amatrice e tutte quelle a seguire, compresa quella del 30 ottobre (M6.5 la più forte della sequenza, in prossimità di Norcia), che si andava ad attivare una zona sismica, rimasta tranquilla fino ad allora, fra l'area epicentrale del 1997-1998 (Umbria e Marche) e quella aquilana del 2009.

Le numerose scosse di questi ultimi cinque mesi avevano però lasciato un segmento appenninico ancora intatto. È appunto la zona attivatasi ieri, il 18 gennaio, con quattro scosse di magnitudo superiore a cinque, una delle quali di M 5.6 e molte altre di magnitudo inferiore.

La zona è nota come faglia di Campotosto.

Dopo il sisma di L'Aquila ce ne occupammo attivamente, in maniera riservata, per evitare allarmarmisi eccessivi. Nel comune di Campotosto, infatti, c'è un grandissimo invaso idrico, il secondo per grandezza in Europa, contenuto da dighe importanti.

Ne valutammo la stabilità.

Nel 2009, immediatamente dopo il terremoto di L'Aquila, ci furono tre scosse di magnitudo superiore a cinque in prossimità di Campotosto, che ci fecero preoccupare sulla tenuta dell'invaso.

La zona dove si sono verificate le quattro scosse di ieri, 18 gennaio, si sovrappone anche con la zona del terremoto del 2 febbraio 1703, che ebbe una intensità epicentrale 10 equivalente a una magnitudo macrosismica 6.7 con epicentro 20 km a nord-ovest di L'Aquila.

Una ventina di giorni prima, il 14 gennaio 1703, in prossimità di Norcia c'era stata una scossa di intensità epicentrale 11, magnitudo macrosismica 6.9.

È lecito fare un parallelismo o è un allarmismo infondato?

Le quattro scosse di ieri ci devono far pensare che possa verificarsi qualcosa di peggio?

È pur sempre meglio aver paura e pensare al peggio!

Senz'altro la Commissione Grandi Rischi, con il suo brillante presidente che dà consigli anche non richiesti alla Protezione Civile, avrà dipanato questo dubbio.

E' ormai indilazionabile organizzare il territorio, in modo da poter gestire le emergenze professionalmente, evitando improvvisazioni, vittime e rispettando coloro che hanno la sfortuna di vivere inconsapevolmente, indipendentemente dalla loro volontà, in luoghi ad elevata pericolosità sismica e in edifici chiaramente non in grado di sostenere forti sollecitazioni sismiche.

Dopo tanti terremoti, è arrivata l'ora di ripensare razionalmente i luoghi dove viviamo. Senza sceneggiate, cominciando dalle scuole dove i nostri figli devono trovare il massimo della sicurezza.

Se ne parla da decenni, lo si faccia. Per questo è assolutamente necessario sostituire persone evidentemente incompetenti.

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