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Venerdì, 24 Apr 2026

Qualche settimana fa si è concluso il mandato del Consiglio di Amministrazione dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che in quattro anni circa ha collezionato un'incredibile serie di brutte figure, che verranno elencate e raccontate in seguito.

Voglio qui ricordare che il mio immediato successore, Domenico Giardini, al momento del suo insediamento, con moglie e figli al seguito (come fa il presidente degli Stati Uniti quando giura di fronte alla Nazione), fece un discorso a tutto il personale dell'Istituto, circa un migliaio di dipendenti, affermando che sarebbe finalmente cominciata una nuova era densa di successi e rinnovamento.

Poche settimane dopo, come è noto, si dimise.

Assistemmo a un avvenimento che credo sia un unicum nella storia pur densa di bizzarrie della nostra Pubblica Amministrazione: il presidente dimissionario fu fatto consigliere d'amministrazione e un consigliere d'amministrazione fu nominato presidente, in barba a regole vigenti e, soprattutto, alla tanto conclamata trasparenza.

Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: due anni consecutivi di bilanci in rosso, che per legge dovrebbero portare all'immediato azzeramento dei vertici. Legge chiarissima, che però qualcuno riesce a far interpretare pro domo sua!

Il Ministro che condusse questo scambio non ha mai spiegato il perché di quell’operazione.

Giardini, nel suo dimenticabile discorso di insediamento, ebbe anche il “buongusto” di esprimere un giudizio negativo su coloro che venivano processati in primo grado a L'Aquila per il cosiddetto "mancato allarme". Lui sì, che avrebbe saputo come fare!

Abbiamo infatti visto la sua bravura nel 2012, in relazione alle due forti scosse emiliane. Dopo la prima, quella del 20 maggio, non venne data nessuna indicazione da parte della sezione sismica della Commissione Grandi Rischi, di cui Giardini è il coordinatore o capo.

Gli abitanti della zona epicentrale ripresero le loro normali attività.

Purtroppo, la maggior parte delle vittime si ebbe una decina di giorni dopo la prima scossa, il 29 maggio.

In quella che si appalesa come una evidente omissione, va detto, fu "aiutato" da suoi colleghi, anch'essi "bravissimi" col senno di poi.

Nel 2012, sia chiaro, non si trattava di prevedere terremoti. Si trattava di conoscere un fatto banalmente empirico: in Italia terremoti di magnitudo attorno a 6 o più avvengono quasi sempre a coppie e con scosse successive tutt'altro che trascurabili.

Lo si verificò sul campo per la prima volta in Belice, nel 1968. Poi: Friuli 1976, Irpinia 1980, Umbria 1997, Abruzzo 2009. E la storia sismica nazionale è piena di eventi con queste caratteristiche. Dopo ogni forte scossa, la Grandi Rischi, fino al terremoto aquilano del 2009 compreso, si è sempre riunita molto tempestivamente e ha invitato tutti alla prudenza massima. Dal che sono sempre discese serie misure di prevenzione di varia natura, che hanno impedito vittime per le scosse successive.

Questo dopo la scossa del 20 maggio 2012, nella gestione Giardini della Grandi Rischi, non fu fatto. Forse Giardini e gli altri suoi colleghi avevano altri impegni più urgenti?

Eppure, a sequenza sismica conclusa, l'8 giugno, suggerirono alla massima autorità esecutiva del Paese, il Presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Monti, di lanciare un allarme per un imminente devastante terremoto nel ferrarese!

Non è un caso che poi Giardini sarà attivissimo nel cercare risibili cause petrolifere ai sismi emiliani.

Prima abbiamo assistito a previsioni infondate a scoppio ritardato, e poi alla ricerca di cause assurde dei terremoti ... perché?

Addirittura si è fatto fare una figura ridicola ad un Presidente del Consiglio in carica.

Mi chiedo allora se non sia opportuno che la Magistratura verifichi la regolarità del tutto.

Soprattutto, si spera che il cda dell’Ingv venga completamente rinnovato con persone competenti e dotate di senso di responsabilità.

Ne va della sicurezza di noi cittadini!

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