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Lunedì, 19 Gen 2026

di Enzo Boschi*

Confesso che vedere la Terra Santa imbiancata dalla neve mi ha fatto piacere. Mi sono quasi commosso.

Un secolo fa, quando ero bambino, facevo il Presepe insieme a mia sorella, un po' più grande di me. Decideva tutto lei e imponeva la neve, simulata malamente con il cotone idrofilo, sopra la capanna e sopra la borraccina, che costituiva il fondo di tutto l'insieme. La borraccina, per chi non è aretino, è un muschio molto bello, compatto e morbido, che non è facilissimo trovare: sembra moquette. Mi hanno detto che in certe zone adesso è addirittura vietato raccoglierla. Un po' di cotone veniva messo anche sopra il laghetto simulato con uno specchio.

Io invece mi immaginavo la vicenda di Gesù tutta in zone desertiche, polverose, povere d'acqua. Questo veniva dagli insegnamenti del mio Maestro delle scuole elementari che, molto religioso, ci parlava di Gesù come personaggio storico. Ci descriveva l'ambiente dove era cresciuto, per farci appassionare alla geografia. Dava molta importanza al periodo che Gesù trascorse da solo nel deserto.

E allora facevo molta fatica ad accettare un Presepe molto verde oltretutto qua e là ricoperto di neve. Anche perché nella mia parrocchia ne facevano uno bellissimo, con i vari personaggi, autentiche sculture artistiche, con i piedi che poggiavano su un fondo di sabbia.

Le discussioni con mia sorella erano infinite, ma riusciva sempre a imporsi, usando un argomento che allora mi sembrava dirimente: ero io in grado di dimostrare che a Betlemme non avesse mai nevicato? E poi, diceva, il bianco della neve dava "un che di sacro" e puro, che la sabbia non riusciva a dare. Anzi la sabbia aveva, sempre secondo mia sorella, "un che di sporco".

Ho letto sul Corriere della Sera, a proposito della neve a Gerusalemme, un bellissimo articolo di Marco Garzonio. "Luminosa, candida, eccezionale la neve evoca la trascendenza", scrive Garonzio, confermando in maniera elegante quanto cercava di dirmi mia sorella.

Ho poi "scoperto" che da sempre unica e speciale la Terra Santa lo è pure per i significati che la neve racchiude e rivela proprio perché è sempre stato un evento rarissimo. Rarissimo e per questo considerato ricco di valori simbolici, che sicuramente stimolarono l'immaginazione degli autori del testo biblico "alla ricerca d'un senso da dare alle cose".

Un'immagine recentissima, ormai iconica, mostra Netanyahu e Kerry con alle spalle il panorama della Città Santa imbiancata.

Chissà, si chiede Garzonio, se nelle orecchie dei due importanti uomini politici è giunta eco del Salmo che invoca la lode cosmica anche da governanti e giudici della Terra: "Lodate il Signore ... neve e nebbia, vento di bufera che obbedisce alla sua parola".

Vedendo la neve a Gerusalemme, non ho potuto resistere alla tentazione di provocare Luca Lombroso, che è il miglior climatologo che io conosca, molto impegnato anche nella divulgazione. Come è possibile, gli ho chiesto, che con il riscaldamento globale in corso possa nevicare a Gerusalemme? Ovviamente Luca si è scatenato e, utilizzando i social network, ha dato spiegazioni rigorose, togliendo ogni speranza a coloro che non credono al global warming. Si può discutere solo delle cause che lo provocano, non della sua esistenza, ormai.

Tutto questo discorso, un po' sconclusionato, per fare gli auguri di Buon Natale ad alcune persone a cui mi sento legato per ragioni varie.

Prima di tutto, un grande augurio a Giulio Selvaggi, uno dei migliori sismologi di sempre, e alla sua straordinaria moglie Ingrid. Condannato, in primo grado, a sei anni di reclusione perché lo portai con me alla famigerata riunione della Commissione Grandi Rischi a L'Aquila, il 31 marzo del 2009, per essere io sicuro di poter rispondere a qualunque domanda sulla sismicità abruzzese e far così al meglio il mio dovere. Distruggendogli la vita.

Al Giudice e al Pubblico Ministero di L'Aquila, un augurio di ritrovare il senso delle proporzioni, dopo essersi convinti che Giulio ed io abbiamo potuto escludere un terremoto nella zona da noi stessi definita a maggiore pericolosità sismica in Europa.

Un augurio molto affettuoso ai "miei" precari, quelli dell'Ingv. L'augurio di Buon Natale si associa all'augurio di un dignitoso sviluppo dei concorsi: che possano risolversi tante ingiustizie, nel tempo più breve possibile. Che ottimi ricercatori e tecnici abbiano, infine, il riconoscimento che meritano, visto che sorveglianza e ricerca sono quasi interamente sulle loro spalle.

Infine, un augurio dal profondo del cuore ai miei amici duri e puri del Foglietto. Pubblicano sul loro settimanale i miei articoli senza capo né coda, dando un senso ai miei giorni. E' un onore e un gran divertimento per me scrivere sul Foglietto, che molti sembrano non apprezzare ma che tutti leggono. Molti si arrabbiano, alcuni addirittura minacciano. Ma la forza della verità li costringe a calmarsi. Addirittura alcuni cambiano mentalità e giudicano i fatti in maniera diversa, come successe a me una decina di anni fa.

Tornando al valore simbolico della neve in Terra Santa, comunque la si pensi, tutti possiamo apprezzare questo miracolo chiaro del Natale vicino. E sperare in un nuovo inizio.

"Lavami e sarò più bianco della neve" recita un altro Salmo.

*Geofisico

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