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Domenica, 21 Giu 2026

MIUR Proprio ora che l’Unione Europea ha consentito all’Italia una “flessibilità” di 14 miliardi di euro, c’è il rischio di doverne restituire circa 4 agli ex medici specializzandi.

Questa è, infatti, la cifra che il Governo potrebbe essere costretto a sborsare per i risarcimenti dovuti ai medici che hanno frequentato i corsi di specializzazione dal 1982 al 1991, per i quali le norme comunitarie prevedevano un’adeguata remunerazione sotto forma di borsa di studio, mentre il nostro Stato, senza darsene per inteso, ha pensato bene, con colpevole ritardo sui tempi previsti, di recepire la direttiva europea soltanto 10 anni dopo.

Il dato certo è che, sull’onda di una giurisprudenza univoca, decisamente incline a riconoscere il risarcimento agli ex medici specializzandi, i ricorsi stanno aumentando vertiginosamente.

L’ultima decisione è della Suprema Corte di Cassazione e risale ad appena due giorni fa (Cass., sez. I civile, 17 maggio 2016, n.10087).

Tutto ha avuto inizio nel 2002, con il ricorso di un medico iscritto nell’anno accademico 1985/86 alla Scuola di oftalmologia de “La Sapienza” di Roma, che si è vista parzialmente accolta la domanda di risarcimento dal Tribunale adito, che ha condannato la sola Università, e non il Miur, al pagamento di euro 44.416,00, oltre interessi legali.

Proposto appello da ”La Sapienza”, la Corte d’Appello, pur respingendo la domanda proposta nei confronti dell’Università, l’accoglieva nei confronti del Miur, che veniva condannato al pagamento di euro 26.855,76.

All’esito del ricorso presentato dal Miur, la Corte di Cassazione ha, infine, confermato il verdetto della Corte d’Appello, sicché il Ministero è stato definitivamente condannato a pagare quanto disposto dal giudice di secondo grado, unitamente agli interessi legali decorrenti dalla data della domanda giudiziale.

A breve, perciò, è prevedibile attendersi altre sentenze dello stesso tenore. Se si calcola che a oggi, su un totale di 150mila medici che si sono specializzati nel periodo “incriminato”, hanno presentato ricorso circa in 90mila, è facile rendersi conto della “catastrofe” cui andranno incontro le casse dello Stato, per non aver tempestivamente riconosciuto il principio comunitario di proporzionata remunerazione, che avrebbe dovuto essere garantito, ma così non è stato, con un meccanismo di adeguamento delle borse di studio.

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