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Martedì, 10 Mar 2026

di Rocco Tritto

Sul Foglietto n. 38 del 3 novembre 2009, in un articolo di commento ai dati dell’Agenzia delle Entrate sul 5 per mille, relativo alle dichiarazioni dei redditi del 2007,

Biancamaria Gentili scriveva che “Se il 5 per mille, come molti ritengono, è una sorta di auditel per i tanti organismi pubblici e privati che ogni anno si candidano a ricevere elargizioni, grosse o piccole, da parte del popolo dei modelli 730, per gli enti pubblici di ricerca non c’è da stare molto allegri”.

Un giudizio che si attaglia bene anche ai dati del 2008, resi noti qualche giorno fa (vedere, Sapete che... del Foglietto n. 11/2010). La situazione non solo non è migliorata, ma è addirittura peggiorata. La Ricerca pubblica in Italia è totalmente ignorata, non solo dai governi di turno, che erogano risorse col lumicino, ma anche dalla collettività che, evidentemente, la sente distante e, forse, poco utile.

Eppure, la crescita e il progresso  di una comunità non può prescindere dall’apporto determinante dello sviluppo scientifico. In Italia, dunque, la Ricerca pubblica è affetta da un male grave, che nessun ministro fino a oggi si è preoccupato di curare. I mali della Ricerca si chiamano scarsezza cronica di risorse, precariato dilagante e invadenza della politica nella nomina degli organismi di amministrazione e gestione dei vari enti.

Si tratta di una patologia che sta portando all’agonia il grande malato e i risultati dell’attenzione che i cittadini-contribuenti anche quest’anno gli hanno riservato dimostrano che la Ricerca pubblica sta esalando l’ultimo respiro.

Solo una forte e compatta presa di posizione della comunità scientifica, avulsa da ogni e qualsiasi freno politico, potrebbe invertire una rotta che, allo stato, sembra inevitabilmente segnata. Anche di questo si parlerà nel convegno sulla Ricerca che si terrà giovedì all’Iss.

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