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Giovedì, 05 Mar 2026

Come i lettori più attenti ricorderanno, mentre la grande stampa restò silente, questo giornale dedicò all’Italicum, vale a dire alla legge elettorale oggi ancora in vigore per la Camera dei deputati, un ampio articolo proprio all'indomani della sua entrata in vigore, avvenuta il 1° luglio dello scorso anno.

In quella sede, facendo nostri i rilievi di Zagrebelsky, non risparmiammo critiche a una legge (destinata a fare blocco con la” riforma” costituzionale poi bocciata dal referendum) che ci pareva per più aspetti criticabile, sia per i contenuti che per le forzature compiute dal governo per approvarla. Tra queste, in particolare, la richiesta di porre la fiducia, che in materia elettorale aveva avuto i soli brutti precedenti della legge “truffa” e, prima ancora, della legge Acerbo, vigente durante il fascismo. Quanto al merito, invece, tra gli altri, avevamo soprattutto insistito su due aspetti: la configurazione del premio di maggioranza, palesemente eccessivo, e lo sciagurato combinato disposto dei capilista bloccati e candidature plurime.

E’ accaduto così che al Tribunale di Messina, il primo a nutrire dubbi sulla compatibilità della nuova legge elettorale con la Carta, altri si sono aggiunti in questi mesi a sollevare questioni di costituzionalità sull’Italicum, che tutto lascia supporre saranno accolte, se la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi il prossimo 24 gennaio, si manterrà coerente con la propria giurisprudenza.

Si tratta di una facile profezia, ove si pensi che la sentenza n.1 del 2014, che ha bocciato il Porcellum, ha eliminato premio di maggioranza e liste bloccate, dando vita al sistema elettorale attualmente in vigore per il Senato, il cosiddetto Consultellum, che è su base proporzionale, con preferenze e sbarramento.

Nel frattempo, sembra profilarsi un revival del Mattarellum, la legge elettorale in vigore dal 1993 al 2005, riproposta da Renzi all’Assemblea del Pd di dicembre, che delinea un sistema misto: il 75% dei seggi, sia alla Camera che al Senato, è assegnato in collegi uninominali; il restante 25% con metodo proporzionale, in liste bloccate alla Camera, mentre con il recupero dei migliori non eletti al Senato. La legge prevedeva anche uno sbarramento al 4% per la Camera.

Come si vede, i sistemi elettorali non mancano e per qualche giorno si è parlato addirittura dell’Italikos, un misto tra l’Italicum e il sistema greco, subito “archiviato”. Non resta, dunque, che attendere la pronuncia del giudice delle leggi, che è comunque soltanto legislatore “negativo”, sicché del compito di fare la legge elettorale devono farsi carico le forze politiche che siedono in Parlamento.

Spetta a loro, come si dice, trovare la quadra. A noi preme soltanto esortarle a non ripetere i naufragi di questi anni, dal Porcellum all’Italicum.

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