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Giovedì, 05 Mar 2026

Nel corso di questi mesi di prolungata campagna referendaria, mentre i cittadini sempre più confusi venivano ridotti a carne da sondaggio, i vip di ogni genere e specie si sono schierati per il Sì o per il No, cercando, come potevano, di far sentire la loro non sempre autorevole voce, confidando evidentemente di influenzare il corso degli eventi.

La divisione fra favorevoli e contrari alla “riforma” (leggi revisione costituzionale) ha attraversato così anche il campo dei giuristi, di solito mediaticamente poco interessanti, e, tra questi, in particolare, il campo dei docenti di diritto pubblico e costituzionale, cioè di coloro che la Costituzione la conoscono meglio di tutti.

Pare che la maggioranza di questi fosse schierata per conservare la Costituzione vigente, ma c’erano anche quelli che ne accettavano il restyling, nella versione Renzi-Boschi, per lo più salutata come un cambiamento necessario, però da aggiustare alla prima occasione, proprio come aveva suggerito il presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, ed era stato ribadito da ultimo dall’ex presidente del consiglio, Romano Prodi, che ha fatto in tempo in tempo a pronunciare il suo Sì.

Secondo i rumors dell’ambiente accademico, tra i “tifosi” della riforma c’era perfino chi, scommettendo (incautamente, ora possiamo dirlo) sull’esito “confermativo” del referendum, aveva cominciato a vergare il nuovo manuale della materia, che per ora (e chissà per quanto ancora), però, non vedrà gli studenti curvi e pensosi sulle sue pagine.

E’ accaduto così che, quando già pensavano di doversene disfare, il trionfo del No ha convinto tutti a tenersi stretti i vecchi manuali di Costantino Mortati e Vezio Crisafulli, dai quali, mutatis mutandis e in disparte i motivi affettivi, c’è sempre da imparare.

Di un tale Julius von Kirchmann è rimasta famosa questa affermazione: “un tratto di penna del legislatore e intere biblioteche diventano carta straccia” (altri traducono con “vanno al macero”, ma la sostanza non cambia). Una situazione alla quale col referendum appena celebrato siamo andati molto vicino, se il popolo non avesse strappato la “penna” dalle mani del Governo.

Certo, sarà rimasto male anche chi sognava di passare alla storia come (ri)costituente, ora sarà invece ricordato per la pesante débâcle.

La nostra soddisfazione, qui al Foglietto, al pari di quella della stragrande maggioranza degli italiani, manco a dirlo, è stata immensa.

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