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Martedì, 28 Apr 2026

miniera furteiSul Venerdì di Republica del 14 agosto scorso, ho letto senza alcuna sorpresa un articoletto “Finito l’oro, resta il cianuro e una miniera da bonificare”, nel quale si affermava che, dopo anni di polemiche, erano in arrivo i soldi per bonificare l’ex miniera d’oro di Furtei, Comune a un quarantina di chilometri da Cagliari, per una spesa di 44 milioni di euro.

La miniera era sta gestita dagli Australiani della Gold Mining, prima e della Buffalo Gold, dopo, che avevano fiutato “l’affare dell’oro” in Sardegna.
L’assurdità della piccola miniera di Furtei non aveva alcuna relazione con i prezzi dell’oro perché, anche se non fossero crollati nel 2002 (come scrive l’articolista), l’estrazione del poco oro presente nella miniera non sarebbe dovuta mai partire, per i rischi ambientali che siffatto tipo di estrazione di oro comportava.

Che di tutto si trattasse per le finanze pubbliche Italiane tranne che di un affare per il contribuente era ben chiaro agli esperti del settore. Anche se non conosco i termini precisi dell’impegno pubblico, ci fu anche una profusione di fondi pubblici regionali sulla base del falso presupposto che con l’estrazione del poco oro di Furtei si sarebbe aperta una nuova stagione per i minatori della Sardegna.

Era ed è ben noto agli addetti ai lavori che il tipo di coltivazione mineraria impiegato per recuperare l’esiguo oro contenuto nelle rocce, avrebbe impiegato pochissima mano d’opera locale e, in più, avrebbe lasciato sul territorio, più che delizie, guai, che ora, infatti, si palesano sotto forma di quella che viene definita una bomba ecologica.

La coltivazione mineraria impiegata per l’estrazione del poco oro utilizzava cianuri, che non spariscono dal contesto territoriale senza opportune operazioni di ripristino ambientale.

Il più grosso incidente verificatosi in tempi non lontani, dall’inizio della coltivazione mineraria di Furtei, fu quello che interessò una località mineraria in Romania, nota come Baia Mare, dove le enormi vasche contenenti cianuri, che servivano  a mettere in atto la tecnica di estrazione nota come “heap leaching” (si tratta nella sostanza di una frantumazione a granulometria fine della roccia contenente oro in forma diffusa, per poi “spanderla” su larga superficie, e innaffiarla poi con … cianuri per recuperare al fondo delle enormi vasche, l’oro lisciviato dalla rocce) tracimarono in un affluente del Danubio, determinando un disastro ecologico.
Queste pratiche sono vietate oppure sottoposte a rigido controllo da parte delle Agenzie Ambientali nei Paesi del Primo Mondo (USA, Canada, Europa).

Le Compagnie minerarie, essendo costrette a rispettare norme molto stringenti nei propri Paesi di origine, cosa fanno? Applicano queste metodologie di estrazione in Paesi del Terzo Mondo, dove le normative sono molto più “permissive” oppure del tutto inesistenti. Alias, il caso dell’oro di Furtei rappresenta un classico esempio di operazione mineraria possibile solo in un Paese del Terzo Mondo.

A suo tempo, sostenevo che se la Regione Sardegna, invece di sovvenzionare la Gold Mining o la Buffalo Gold, avesse pagato il salario ai pochi minatori impiegati, lasciandoli tranquillamente a casa propria, ci avrebbe certamente guadagnato, in quanto stava semplicemente facendo un favore solo agli Australiani/Canadesi, per farli venire a pascolare nell’orto dei … fessi!

Adesso, dopo anni, il nodo torna al pettine.

Forse lo stesso discorso sarebbe il caso di farlo anche per il presunto Eldorado del petrolio Lucano. Nello specifico, quale è il ritorno, in termini di costi/benefici, per i Lucani, per l’estrazione di un petrolio di scarsa qualità del loro territorio? Praticamente nessuno. Ad essi restano i problemi ambientali … e scarsissimi profitti. Infatti, le royalties, pagate dalle società petrolifere per l’estrazione del petrolio Lucano, sono infinitamente più basse rispetto a quanto sono costrette a pagare in altri Paesi.

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Professore Ordinario in Geochimica Ambientale presso l'Università di Napoli Federico II e Adjunct prof. presso Virginia Tech, Blacksburg, VA, USA
 

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