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Martedì, 03 Mar 2026

Con un altro articolo, questa settimana, diamo dettagliato conto della incredibile vicenda capitata al Foglietto, censurato pro bono pacis (almeno così ci è stato comunicato) degli affezionati lettori dell’Ingv, precipitati - per esser stato loro negato addirittura di conoscere il contenuto del sommario dello stesso Foglietto, id est il mero elenco dei titoli del notiziario dell’Usi-Ricerca - in una situazione peggiore dell’erede al trono di Francia, che comunque, ancorché purgati, alcuni libri è riuscito pure a leggerli. Quelli, appunto, ad usum delphini, che comprendono ben 64 titoli, noti come la Collezione del Delfino.

Ora, anche se c’è chi sembra non darsene per inteso, dai tempi di Luigi XIV ai giorni nostri un po’ di tempo è passato e tante cose sono cambiate. In subjecta materia, in particolare, la situazione si è proprio capovolta, stante che oggi è il principio di libertà che presiede, di regola, all’attività che il singolo svolge, al fine di procurarsi qualsivoglia specifica conoscenza, a prescindere dai motivi e dall’interesse che lo muovono.

Con riguardo all’attività acquisitiva di conoscenze, è stata così proposta dalla dottrina più sensibile alla realtà dell’attuale quadro costituzionale del vigente ordinamento la formula “libertà di informazione”, la quale supera la prospettiva tradizionale, muovendosi nella direzione della ricerca del fondamento e della portata del “diritto del popolo di conoscere”, che permette l’emersione di esigenze e bisogni considerati marginali nella visione ottocentesca della libertà di espressione, che polarizzava l’attenzione sulla libertà di manifestazione del pensiero, come comportamento attivo (l’informare), oggi garantita dall’art.21 della Costituzione.

Ci troviamo, insomma, di fronte a due distinte libertà, caratterizzate da problematiche autonome. Non solo. Va sottolineato, infatti, a scanso di equivoci, che la libertà di informazione, intesa come libertà di essere informati, delinea una figura più ampia della libertà di espressione, in quanto sussiste a prescindere da ogni manifestazione del pensiero altrui, come quando attiene alla raccolta di dati o all’osservazione di avvenimenti.

E’ una libertà, quella di informazione, che si desume come implicazione dei principi fondamentali del sistema: c’è la garanzia dell’informazione scientifica, stante che, in caso contrario, la ricerca scientifica (art.33 Cost.) non potrebbe svilupparsi; c’è la garanzia dell’informazione politica, dato che esiste il diritto di voto (art.48 Cost.); c’è la garanzia dell’informazione economica, poiché serve all’imprenditore per esercitare la libertà d’iniziativa riconosciuta sempre dalla Costituzione (art.41).

Si deve poi ricordare la tutela dei singoli aspetti conoscitivi compresi nelle varie libertà che, proprio perché comportano scelte particolari, implicano una garanzia di libertà di informazione a carattere generale: si può fare riferimento alle associazioni (art.18 Cost.), alla scuola (art.34), ai sindacati (art.39 Cost.) e ai partiti (art.49 Cost.).

Infine, implicano e garantiscono la libertà di cui si tratta le disposizioni costituzionali sui principi della democrazia e della sovranità popolare (art.1 Cost.), dello sviluppo della persona umana (art.2 Cost.), dell’uguaglianza (art.3 Cost.) e della libertà di cultura (art.9 Cost.).

Trattandosi appunto di un diritto di libertà, la libertà di informazione non conosce esclusioni di sorta, dovendo essere riconosciuta a tutti, ossia non solo ai cittadini ma anche agli stranieri e agli apolidi.

Quanto sopra per dire che, senza libertà di informazione, la Costituzione è soltanto carta straccia.

Tuttavia non è da ritenere che anche in questo campo non esistano limiti, ma questi sono da rinvenire esclusivamente nell’adempimento dei doveri costituzionali, sicché solo quando si trovi collegato all’ambito di applicazione di un tale dovere l’interesse protetto potrà avvalersi di quella forma di tutela preventiva rappresentata dal segreto.

Tornando al vulnus inferto alla libertà di informazione ad opera dell’Ingv, si fa fatica a rinvenire qualsivoglia dovere costituzionale da tutelare, a nulla rilevando il generico riferimento alla serenità dei dipendenti, da non turbare con l’invio del sommario del Foglietto.

Agli autori dell’improvvida iniziativa vogliamo ricordare che Georg Lichtenberg faceva soltanto dell’ironia quando affermava che “nulla contribuisce alla serenità dell’anima meglio del non avere nessuna opinione” e che l’atarassia, l'ideale propugnato soprattutto dagli stoici, probabilmente non è di questo mondo.

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