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Lunedì, 19 Gen 2026

Il 2011 è iniziato. E' il primo di tre lunghi anni di sacrifici lacrime e sangue per i dipendenti pubblici, la cui retribuzione, fino a dicembre 2013 rimarrà ferma, senza possibilità futura di recupero dei mancati aumenti.

Nessun rinnovo contrattuale, niente progressioni  di carriera, un anno in più di lavoro per chi maturerà i requisiti per la pensione di anzianità, l'aumento dell'età pensionabile per le donne, minori possibilità di turn over.

Ed ancora: riduzione della liquidazione a seguito della modifica nel sistema di calcolo del trattamento di fine servizio; riduzione della pensione futura per i giovani che si affacciano oggi - tra mille difficoltà - nel mondo del lavoro, tagli dei trasferimenti agli enti locali che si traducono in riduzione dei servizi alle famiglie. E poiché l'inflazione nel frattempo continuerà ad avanzare, il potere d'acquisto si ridurrà proporzionalmente.

Di tutto quanto sta accadendo, i lavoratori del pubblico impiego e i giovani disoccupati o precari possono ringraziare il  Governo, che nell'estate del 2010 ha varato una manovra economica correttiva il cui peso è stato scaricato unicamente sulle fasce più vulnerabili della popolazione.

Nel frattempo, infatti, le aliquote delle rendite finanziarie continuano ad essere vergognosamente basse e coloro che hanno esportato illegalmente capitali all'estero hanno avuto l'opportunità di farli rientrare in Italia a condizioni particolarmente vantaggiose.

La politica di Governo è quanto mai evidente: togliere ai deboli per fare stare meglio i ricchi; togliere ai figli per mantenere i padri.

Una politica economica degna di un Paese scellerato.

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