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- di Franco Mostacci
Il calendario ha voluto che i dati macroeconomici per il 2017 fossero diffusi dall’Istat a ridosso delle elezioni ma, a giudicare dai risultati, non sembrano aver influito sul voto degli italiani.
E tutto d’un tratto, capisco che ho sbagliato tutto. Traviato dalla malmostosità gufesca dei commentatori da salotto, mi sono perso l’autentico sentimento che anima una qualunque campagna elettorale che si rispetti, quindi la nostra in particolare: la gioia. E quando ci ricapita di sentire tante buone notizie in un arco di tempo così limitato? In un pugno di settimane ci hanno promesso e raccontato di tutto, dalle pensioni a dodici anni, all’aumento del reddito nell’anno che verrà.
Siccome domani è l’ultimo venerdì prima dell’avvento della nuova legislatura, e quindi della Quaresima che seguirà al carnevale elettorale, decido di ignorare tutte le suggestioni economiche, come quella diffusa da Eurostat, grazie alla quale scopro che in Irlanda il salario minimo è più alto di quello di un impiegato anziano in Italia
Stai a vedere che la notizia del giorno è che abbiamo esportato un sacco di roba nel 2017, mi dico, osservando l’ultima release Istat sul commercio estero, prima di essere distratto da una notizia succulenta arrivata dall’estero.
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