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Venerdì, 06 Mar 2026

In pieno delirio lisergico, i nostri analisti politici, sempre più calati nel loro ruolo di osservatori di buchi neri, stanno provando a miscelare in tutti i modi possibili le sigle dei partiti pur di tirare fuori una qualche poltiglia governativa da servire agli elettori, che tanto comunque saranno scontenti, perché siamo scontenti per principio e chi dice il contrario dice una fesseria. Siamo arrivati al punto che sogniamo un salvatore della patria per poterlo prima adorare e subito dopo lapidare. Solo che invece di curarci coi farmaci, o almeno coi rimedi omeopatici, pensiamo di usare le urne.

Detto ciò, siccome esattamente come voi sono soggetto al rincoglionimento post-elettorale ho passato le ultime 24 ore ad ascoltare/leggere/discutere dei 5S che si dovrebbero alleare col Pd, ma anche con LeU oppure con la Lega senza FI, ma chissà se anche con Fratelli d’Italia, e peccato che Potere al popolo non ha preso seggi sennò era l’ideale visto che i 5S sono quelli del potere al popolo del web. Qualcuno ha disegnato come scenario probabile un’alleanza di pezzi del centrodestra con pezzi del centrosinistra e altri pezzetti dei 5S e trasformare questo spezzatino in un governo, col povero Mattarella a ruminare ‘sta minestra, visto che tutti si aspettano che faccia il miracolo di sposare l’acqua con l’olio, con rischio di saltare dalla finestra di nuove elezioni.

Poi a una cert’ora, proprio mentre qualcuno vagheggiava un monocolore a 5Stelle con l’appoggio esterno del PD, che intanto continuava a spaccarsi, ma anche della Lega e pure no, è arrivata l’Istat che ha pubblicato la sua nota mensile sull’economia: un raggio di sole nella nebbia del dopovoto.

Eccole, proprio nelle prime righe, le paroline magiche, che hanno acceso dentro di me la luce della speranza e finalmente dissipato il rammarico della confusione post elettorale: “Per i prossimi mesi si conferma uno scenario espansivo”. Boom. E il caso vuole che mentre leggo queste parole profetiche, trovi quest’altra perla in uno studio.

In perfetta coerenza col costume nazionale, ci salva l’eredità. Quella statistica intendo, almeno per quest’anno. E siccome partiamo da un +0,5 di Pil, a occhio e croce, e c’è pure un profilo espansivo, la cosa migliore che possano fare, i fortunatissimi eletti di Camera e Senato, è assolutamente nulla. Lasciate che l’Italia superi il Belgio che qualche anno fa rimase senza governo per più di 500 giorni mentre l’economia macinava buone notizie. O almeno provi ad imitare l’Olanda, che ci ha messo un po’ più di 200 giorni prima di averne uno, mentre il pil galoppava, esattamente come la Spagna, dove dopo un anno senza ministri è finita con un governo di minoranza, anche se il mio sogno proibito è la Germania che ha votato a settembre e forse il governo arriverà dopo Pasqua, mentre il paese chiudeva il 2017 con il pil al suo massimo e in surplus fiscale per oltre 36 miliardi.

Insomma, nel mio viaggio al termine delle elezioni sono arrivato a una decisione: rivolgere un appello ai 945 fortunatissimi che per i prossimi cinque anni non avranno il problema di lavorare, venendo peraltro remunerati in maniera signorile (capite l’invidia): “Cari deputati e senatori, non abbiate fretta. Prendetevi tutto il tempo che vi serve per conoscervi, iniziare a volervi bene, scambiarvi opinioni e punti di vista su ciò che serve al paese senza neanche provare a realizzarlo. Abbiamo sperimentato sulla nostra pelle che un governo è capace di fare danni straordinari. Fatelo per noi, ma soprattutto per voi stessi, che poi una volta che il governo è fatto vi tocca giocare a maggioranza e opposizione, prendervi gli insulti dei cittadini e recitare a soggetto davanti alla stampa. Una prospettiva che spaventerebbe chiunque. Ora che siete eletti riposatevi. Fate l’amore, non il governo. Noi ce la caviamo benissimo senza.

A presto.

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giornalista socioeconomico - Twitter @maitre_a_panZer

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