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- di Flavia Scotti
E’ solo questione di qualche settimana e il governo Gentiloni, fotocopia del governo Renzi, varerà il decreto legislativo contenente la cosiddetta riforma Madia, che assumerà il nome di Testo unico del pubblico impiego.
Ancora due sconfitte per il Miur, ma questa volta davanti al Consiglio di Stato. Il Tar respinge, infatti, i ricorsi dei candidati all’Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN) per le funzioni di professore universitario di I fascia, ma questi vengono accolti dal supremo organo di giustizia amministrativa, che riconosce la fondatezza delle loro ragioni.
Nuova dura presa di posizione dell’Ordine provinciale dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma che, con una nota, denuncia “i pericoli delle cosiddette ‘diete alla moda’, in troppe occasioni promosse in trasmissioni televisive e da presunti esperti che non svolgono la professione medica. In particolare, l’Ordine capitolino tramite il suo presidente, Giuseppe Lavra, ha chiesto ai vertici di Mediaset e di RTI-Reti Televisive Italiane di evitare in futuro che nei programmi gestiti da tali società venga dato spazio e visibilità a chi veicola un’informazione sanitaria equivoca e ingannevole, non priva anche di aspetti commerciali o di interessi personali”.
Mi capita fra le mani l’ultimo rapporto ESDE preparato dalla Commissione Europea, ossia l’indagine sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa che a un certo punto esibisce un grafico assai eloquente sulla situazione del nostro mercato del lavoro. In particolare, si analizzano le varie componenti della disoccupazione nei vari paesi dividendole fra lavoratori scoraggiati, sotto-occupati, e non disponibili.
Ormai è certo. Per porre fine allo scandalo senza precedenti del blocco dei contratti del pubblico impiego – che persiste dal 2009, con un danno medio mensile di circa 400 euro per le buste paga dei circa 3 milioni di lavoratori del settore – è necessario il superamento di altri ostacoli, nonostante il 24 giugno del 2015 la Consulta abbia sentenziato l’incostituzionalità del medesimo blocco.
Sembra ormai in dirittura d’arrivo la tanto sbandierata Ape, che sta per Anticipo pensionistico, introdotta dalla legge di bilancio per il 2017 (art. 1, co. 166 e ss. legge n. 232/2016), che consentirà dal 1° maggio 2017 e sino al 31 dicembre 2018 - a chi ha raggiunto almeno i 63 anni di età e si trova a non più di 3 anni e 7 mesi dal pensionamento di vecchiaia nel regime obbligatorio - di ritirarsi in anticipo per raggiungere la pensione.
Questo giornale, com’è noto, ha più volte sottolineato che la disciplina del reclutamento universitario è stata in questi ultimi anni oggetto di troppe rivisitazioni, così come non ha mancato di criticare le scelte del legislatore di moltiplicare i canali di accesso alla docenza, culminate da ultimo nel varo delle cosiddette “cattedre Natta”.
Da un lavoro a carattere interdisciplinare di un gruppo internazionale di ricercatori universitari, tra i quali i docenti Anna Maria Mercuri di Unimore, Silvia Bruni dell’Università di Milano e Savino di Lernia, della Sapienza (che ha coordinato lo studio), emerge per la prima volta che tra le popolazioni preistoriche del Sahara fosse comune non solo nutrirsi di piante, ma anche curarne la preparazione attraverso la cottura in manufatti ceramici.
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