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- di Redazione
di Adriana Spera
Sono certamente in pochi, anche tra gli addetti ai lavori, a conoscere l’esistenza del Vast, acronimo che sta per Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche.
di Adriana Spera
Sono certamente in pochi, anche tra gli addetti ai lavori, a conoscere l’esistenza del Vast, acronimo che sta per Comitato per la valutazione delle scelte scientifiche e tecnologiche.
di Maurizio Sgroi
Sono il convitato di pietra di ogni discussione pubblica. Il Moloch che campeggia rassicurante sulle pagine dei giornali ogni volta che si parla di risanamento dello Stato. Rappresentano, insieme al cosiddetto patrimonio mobiliare, la ricchezza pubblica italiana calcificata da svariati decenni fra le pieghe del bilancio statale: sono gli immobili dello Stato.
di Rocco Tritto
Molti ricorderanno che un nostro articolo del 5 febbraio scorso titolava “Nella busta paga di aprile ci sarà la vacanza contrattuale?”, che seguiva un altro editoriale apparso sul Foglietto del 22 gennaio dal titolo “Quella patrimoniale occulta che da tempo colpisce dipendenti pubblici e pensionati”.
A distanza di un mese siamo in grado di rispondere negativamente all’interrogativo: né ad aprile, né nei mesi successivi ci sarà in busta paga la pur misera “vacanza contrattuale”.
Mario Monti, infatti, senza attendere la formazione del nuovo governo, si appresta ad horas a emanare, di concerto con il ministro dell’economia, un decreto di conferma, anche per il biennio 2013-2014, del blocco della contrattazione nazionale, degli stipendi e dell’indennità di vacanza contrattuale.
Un duro colpo per i 3,3 milioni di lavoratori pubblici la cui busta paga, ferma al 2009, è stata tra l’altro abbondantemente erosa nel corso del quadriennio dall’inflazione.
Sarà dunque il super tecnico dei tecnici, Monti, dopo la figuraccia rimediata alle recenti elezioni che avrebbero dovuto consacrarlo leader politico di levatura mondiale, a colpire ancora una volta il più facile degli obiettivi: i lavoratori del pubblico impiego, che sono tra i pochi in Italia a pagare mensilmente le imposte.
Eppure, uno spiraglio si era aperto a dicembre scorso, quando il blocco dei contratti per il 2013-2014 era scomparso in sede di conversione in legge del disegno di legge di stabilità.
Ma alla svista il super tecnico dei tecnici ha posto subito riparo, ricorrendo all’art. 16 del decreto n. 98/2011, convertito in legge n. 11 del 15 luglio 2011, che consente al governo di prorogare, con un semplice atto regolamentare, il blocco dei contratti dei pubblici dipendenti fino a tutto il 2014.
Se sono tanti a sperare che il nuovo governo ponga fine all’inqualificabile penalizzazione in atto nei confronti del lavoratori della pubblica amministrazione, non sono certamente in pochi quelli che temono che il blocco venga prorogato a tutto il 2017. Per reperire risorse da destinare a tappare quella voragine dal nome Monte dei Paschi di Siena.
di Maurizio Sgroi*
Cosa sappiamo del bilancio dello Stato? In tempi in cui si parla ossessivamente di spending review finisce che tutti insistono sulla necessità di tagliare la spesa pubblica, dando per scontato che si sappia come lo Stato spende i suoi soldi. Ma è davvero così? Prima di reclamare un taglio delle spese pubbliche sarebbe meglio perdere qualche ora per conoscerle. Sennò, come si fa a decidere?
di Gaspare Pepe
Tutto si doveva risolvere entro il 7 gennaio 2013, con la pubblicazione della graduatoria dei 950 dipendenti pubblici che, avendo totalizzato 35 anni di contributi, avvalendosi di una disposizione legislativa (art. 72, legge n. 133/2008), avendo chiesto e ottenuto di essere collocati in esonero dal servizio entro il 4 dicembre 2011, avevano titolo per essere posti in quiescenza con i requisiti della normativa previgente alla “tragica” riforma Fornero (legge 214/2011).
di Flavia Scotti
Alla fine, il dipendente costretto a passare gran parte della giornata lavorativa davanti al computer e a rispondere al telefono, ammalatosi di una grave forma di depressione, con l’aggiunta di una seria dermatite seborroica, licenziato per aver superato il periodo di comporto (assenze dal lavoro) si è dovuto arrendere.
di Maurizio Sgroi*
A un certo punto dobbiamo scegliere. Decidere a chi dare i nostri soldi, pochi o tanti che siano. Di fronte a noi abbiamo due bocche gigantesche spalancate che attendono di essere saziate: lo Stato, affamato da un debito più che trentennale, e la finanza privata, stremata da anni di giochi di prestigio (il caso Mps è solo l’ultimo di una serie lunghissima) e in debito di capitalizzazione.
di Antonio Del Gatto
La Direzione provinciale del lavoro di Modena ha fornito una sintesi sul Decreto 22 dicembre 2012 del Ministero del Lavoro in materia di congedo - obbligatorio e facoltativo - per il lavoratore padre.
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