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Domenica, 03 Mag 2026

di Biancamaria Gentili

La nostra anticipazione esclusiva, apparsa sul Foglietto n. 33 del 12 ottobre scorso, dal titolo “Salta il Consorzio di ricerca in Antartide Cnr e Enea al comando, out Ingv e Ogs” si è rivelata fondata.

Il decreto ministeriale, che dopo sette anni chiude i battenti del Consorzio Antartide, è stato firmato e inviato agli enti di ricerca interessati il 26 ottobre scorso.

Il Consorzio nato il 17 aprile del 2003 per l'attuazione del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide, nella forma della società consortile a responsabilità limitata (Pnra scrl), coinvolgeva quattro enti di ricerca: Enea, con una quota di partecipazione del 28%,  l'Ingv (24%), il Cnr (24%) e l'Ogs (24%).

A provocare la decisione ministeriale ha contribuito non poco una Relazione della Corte dei conti, commentata dal Foglietto n. 17 /2010, che evidenziava, tra l’altro, il clima che si è venuto a creare tra i quattro soci, che - secondo la Corte - aveva  causato l'ingovernabilità del Pnra.

Sotto accusa anche la mancata valutazione dell'attività scientifica; l'omessa rendicontazione di 10,5 mln di euro di finanziamenti e un contenzioso da 3,6 milioni tra l'Enea e gli altri consorziati. Dal 2003 al 2007, il Pnra aveva ottenuto finanziamenti per 225 milioni di euro.

La soluzione adottata di concerto dal Miur e dal ministero della Attività produttive, però, lungi dal fare chiarezza sulla intricata vicenda di mala ricerca, sembra promuovere a pieni voti l’operato dell’Enea e del Cnr e addossare ogni responsabilità all’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) e all’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale (Ogs).

Il decreto che mette in liquidazione il Consorzio, infatti, affida all’Enea le funzioni di attuatore delle campagne di ricerca in territorio antartico, la responsabilità di tutte le relative strutture e la titolarità di tutti i beni, e al Cnr la responsabilità della programmazione e del coordinamento delle attività scientifiche.

Per l’Ingv e l’Ogs, invece, un ruolo del tutto marginale, con la nomina di un esperto a testa nella pletorica Commissione scientifica nazionale per l’Antartide. Un contentino che certamente non attenua il profondo malcontento di due importanti enti di ricerca la cui unica colpa sembra essere quella di non poter reggere, a causa delle loro dimensioni, il confronto con il Cnr e l’Enea, che, più che enti, sembrano essere “ministeri” della ricerca.

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