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Lunedì, 19 Gen 2026

Questo non è un Paese per giovani! Una delle poltrone più prestigiose e ben retribuite nel variegato mondo degli enti pubblici finanziati dallo Stato è senza dubbio quella di Presidente dell’Istituto nazionale di statistica (Istat).

Oggi, a sedere sullo scranno più alto presente in Via Balbo – seppure in regime di prorogatio dal 20 febbraio scorso, data di scadenza del mandato quadriennale conferitogli con Decreto del Presidente della Repubblica datato 4 febbraio 2019 (registrato dalla Corte dei conti il 19 successivo) – a seguito di delibera di nomina adottata dal Governo il 31 gennaio 2019, è Gian Carlo Blangiardo.

Settantaquattro anni lo scorso 20 dicembre, Blangiardo è stato Professore Ordinario di Demografia presso la Facoltà di Statistica dell’Università degli Studi di Milano Bicocca fino al 31 ottobre 2019, data di collocamento in quiescenza per sopraggiunti limiti di età. Dal giorno successivo, ha svolto, gratuitamente, con l’eccezione dei soli rimborsi spesa, il proprio mandato all’Istat, siccome previsto dall’art. 5, comma 9, del decreto legge 95/2012. Il 15 luglio 2021, l’allora Ministra dell’Università e della Ricerca, Cristina Messa, lo ha nominato Professore Emerito.

Nello scenario della tragedia di Cutro, dove ieri si è riunito il Consiglio dei Ministri, il Governo – dopo che, nelle scorse settimane, con l’art. 8, comma 13, del decreto legge 13/2023, aveva sospeso fino al 31 dicembre 2026 l‘efficacia del predetto articolo 5, comma 9, del decreto legge 95/2012 – ha deliberato, su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, l’avvio della procedura per la conferma a Presidente dell’Istituto nazionale di statistica di Gian Carlo Blangiardo, il quale, dopo aver ottenuto il placet da parte delle Commissioni parlamentari Affari Costituzionali di Camera e Senato, potrà ricoprire pleno iure la carica di presidente dell’Istat per un altro quadriennio, non più a titolo gratuito, ma con la piena indennità, pari a 240 mila euro annui lordi, che andrà a sommarsi legittimamente alla pensione da professore universitario.

Ma vi è di più.

Il decreto legislativo n. 322 del 1989, che regola l’organizzazione dell’Istat, prevede infatti che il suo presidente sia scelto tra i Professori Ordinari (e non già Emeriti) in materie statistiche, economiche ed affini.

Ebbene, Gian Carlo Blangiardo, da quando è stato collocato in quiescenza, non è più Professore Ordinario, anche se, come dianzi evidenziato, nel 2021 gli è stato conferito il prestigioso titolo di Professore Emerito dall’allora Ministro dell’Università e della Ricerca.

Inoltre, analogamente a quanto avvenuto nel 2019, la proposta del Ministro della Funzione Pubblica, avanzata nel corso del Consiglio dei Ministri tenutosi a Cutro, doveva essere preceduta da un avviso pubblico per la raccolta di manifestazioni di interesse, come peraltro avvenuto anche nel 2018, quando poi fu designato lo stesso Blangiardo.

Perché tale importante “passaggio” di trasparenza e correttezza amministrativa è stato obliterato, così impedendo a molti validi e competenti Professori Ordinari presenti negli atenei italiani di proporsi per svolgere il prestigioso incarico?

La palla passa ora alle Commissioni parlamentari Affari Costituzionali di Camera e Senato che, con una maggioranza dei due terzi dei componenti, devono dare il loro parere in merito alla riconferma di Blangiardo richiesta dal Governo. E’ auspicabile che i componenti che credono nel progresso civile e democratico del Paese, prima di entrare nel merito della scelta, chiedano conto al relatore del provvedimento del mancato rispetto della normativa e sulla mancanza di trasparenza della procedura.

Adriana SperaAdriana Spera
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