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Martedì, 10 Mar 2026

Nella giornata di ieri, la segreteria nazionale del sindacato Usi-Ricerca ha inviato, tramite pec, al Presidente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) il seguente messaggio:

Lo scrivente sindacato, considerata l’emergenza sanitaria determinata dalla pandemia in atto, segnala l’opportunità di valutare l’utilizzabilità delle importanti risorse strumentali ed umane del Dipartimento di Scienze Biomediche del Consiglio Nazionale delle Ricerche nel supporto alle attività nazionali di contrasto al COVID-19.

In particolare, ci risulta che sarebbero numerosi i laboratori di biologia molecolare in esercizio al Consiglio Nazionale delle Ricerche in grado di effettuare, con eventuali minimi adeguamenti, l’esame dei tamponi e la ricerca di anticorpi relativi al COVID-19.

Ci sembra importante che il più grande ente di ricerca del paese valorizzi le professionalità dei suoi dipendenti, consentendogli di contribuire anche in tale modo ad una pronta risposta all’emergenza sanitaria nazionale”.

E’ appena il caso di ricordare che gli Istituti che afferiscono al Dipartimento di Scienze Biomediche del Cnr, dislocati in varie aree del Paese, da nord a sud, sono 15, con l’aggiunta ben 34 sedi secondarie (49 sedi in totale), che dispongono di laboratori all’avanguardia e di personale di ricerca altamente specializzato, in grado, con gli adattamenti del caso, di affiancare altre strutture pubbliche, in particolare per la effettuazione di esami del sangue, “per identificare le persone positive al virus ma che non presentano sintomi … ”.

Tale necessità emerge chiaramente da una intervista rilasciata nei giorni scorsi a una agenzia di stampa da Luisa Bracci Laudiero, ricercatrice dell’Istituto di farmacologia traslazionale del Cnr, autrice, con le colleghe Diana Boraschi e Maria Rosaria Coscia, di un importante documento nel quale si afferma, tra l’altro, che “Analizzare il siero non solo ci permette di intercettare i positivi asintomatici ma soprattutto ci può consentire di comprendere se le persone che hanno ‘incontrato’ il virus senza ammalarsi - o con sintomi modesti - si sono addirittura immunizzate sviluppando anticorpi specifici IgG, cioè quegli stessi anticorpi che produciamo dopo un vaccino”.

“Con la nostra proposta – aggiunge Bracci Laudiero – vorremmo provare a dare una mano in questa guerra prospettando una strategia alternativa per gestire l’emergenza del coronavirus, pensiamo anche ai rischi degli operatori sanitari. La strategia che abbiamo ipotizzato è quella di identificare le persone positive al virus ma che non presentano sintomi. Questi asintomatici sembrerebbero, da studi epidemiologici in corso, un numero altissimo. Il rischio diventa quindi una inconsapevole diffusione del virus. Se la strategia #iorestoacasa è ineludibile per ridurre drasticamente il contagio, nella lotta al virus cruciale sarà anche identificare e monitorare la risposta immunitaria degli asintomatici”.

E in questa lotta, il Cnr – il più grande ente pubblico di ricerca italiano – potrebbe svolgere un ruolo determinante, in sinergia con le tante strutture presenti nelle Università del Paese.

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 AGGIORNAMENTO

 Comunicato stampa CNR del 3 aprile 2020

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