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Mercoledì, 17 Giu 2026

di Roberto Tomei

In attesa che il piano messo a punto dal presidente Stefano Gresta per scongiurare nell’immediato il blocco dell’attività dell’Ingv qualora non fosse assicurato il rinnovo dei contratti per il personale precario, Il Foglietto il 6 novembre scorso ha inviato alcune domande al ministro Francesco Profumo, chiedendo risposte da pubblicare sul settimanale.

A distanza di due settimane, nonostante solleciti, da viale di Trastevere solo silenzio.

Le domande che la nostra redazione ha rivolto per iscritto al ministro sono le seguenti:

1) Ministro Profumo, il progetto di razionalizzazione del sistema della ricerca avrebbe dovuto rappresentare una svolta epocale. Non le sembra di essersi arreso troppo presto alle prevedibili resistenze da parte dei presidenti degli enti?

2) Che senso ha tenere in vita enti di ricerca, come ad esempio il Centro Fermi e l’Istituto italiano di Studi germanici, che hanno un organico (meno di dieci dipendenti) di gran lunga inferiore a quello degli organi di gestione e di controllo? Non sarebbe più logico assegnarli a enti affini, senza cancellare le loro finalità istituzionali?

3) L’Ingv sta attraversando un momento di turbolenza. E’ al corrente che centinaia di lavoratori a tempo determinato, che rappresentano in gran parte l’ossatura dell’ente, sono a rischio licenziamento?

4) Il male atavico  dell’Ingv, a detta di molti, è l’inadeguatezza della dotazione organica rispetto alle funzioni che l’ente è chiamato ad assolvere. Non crede che sia giunto il momento di debellare questo male, aggiornando con un provvedimento ad hoc la pianta organica, che è operazione propedeutica per la soluzione del grave problema del precariato?

5) Mettere l’Ingv sullo stesso piano di tutti gli altri enti di ricerca equivale a fare di ogni erba un fascio. Se si procedesse caso per caso, è convinto che sarebbe agevole rendersi conto che ridurre la già misera dotazione organica dell’ente di via di Vigna Murata è a dir poco contraddittorio;

6) Se la sente di rassicurare i 400 precari che da gennaio prossimo potrebbero trovarsi senza lavoro, con la conseguenza che l’Ingv sarebbe alla paralisi?

Un riscontro da parte del ministro sarebbe sicuramente un segnale di attenzione non solo nei confronti dell’ente ma soprattutto dei lavoratori interessati alla vicenda.

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