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Mercoledì, 11 Mar 2026

di Alex Malaspina

La solitaria battaglia condotta da Usi/RdB e dal Foglietto per evitare che, grazie a una norma ambigua, illogica e contraddittoria, alti dirigenti (direttori di dipartimento e d’istituto) del Cnr escano (per quiescenza) dal portone di piazzale Aldo Moro, per rientrare subito dopo dalla finestra, sta per ottenere i suoi frutti.

Il nuovo regolamento di organizzazione dell’ente, presentato qualche giorno fa dal presidente Maiani a Usi/RdB, cassa finalmente il comma 11 dell’art. 18 del vecchio regolamento, che testualmente recitava: ”Nel caso in cui il direttore (di dipartimento o d’istituto, ndr) consegua lo stato di quiescenza nel corso dell’espletamento del mandato egli è sottoposto a conferma da parte del Consiglio d’amministrazione. Nel caso di conferma, il mandato è regolato, per la restante durata, sulla base di un nuovo contratto a tempo determinato di natura privatistica, nel quale sono stabiliti l’oggetto e la durata dell’incarico, gli obiettivi da conseguire nonché il corrispettivo annuo lordo omnicomprensivo a carico del Cnr. Il predetto corrispettivo costituisce importo aggiuntivo al trattamento di quiescenza ed è determinato nella misura necessaria a ripristinare il trattamento economico complessivo percepito dall’interessato antecedentemente al conseguimento dello stato di quiescenza”.

Il comma 11, dell’art. 9 del nuovo regolamento, invece, non offre alcuna chance di reintegra, ed è chiaro nello stabilire che “Il direttore (sia di dipartimento che d’istituto, ndr) decade dall’incarico qualora raggiunga i sessantacinque anni di età ovvero consegua, prima di allora, lo stato di quiescenza dal Cnr, se dipendente, o da altre amministrazioni pubbliche”.

La norma rende merito sia a Maiani che al direttore generale Fabrizio Tuzi, i quali hanno avuto modo di meditare sul contenuto degli articoli del Foglietto del 5 e dell’8 ottobre, che stigmatizzavano l’iniziativa di numerosi direttori di dipartimento e di istituto, i quali, forse per evitare il dilazionamento in tre rate dell’indennità di buonuscita, introdotto dal decreto legge n. 78/2010, avevano chiesto e ottenuto dal Cnr di essere collocati in quiescenza, salvo essere contestualmente rimessi al loro posto, grazie all’incredibile comma 11.

Una norma palesemente incoerente, che tra l’altro - scriveva Il Foglietto - “impedisce un salutare turn over per le alte cariche dell’ente”.

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