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Mercoledì, 22 Apr 2026

In questo mese di ottobre non si riescono più a contare le alluvioni succedutesi in ogni parte d’Italia. Da Vipiteno a Lampedusa, il dissesto idrogeologico ha raggiunto livelli insostenibili per la popolazione e per le casse dello stato.

Sono anni che le cose vanno avanti in un modo così vergognoso. E questo succede in un Paese che è stato la quinta potenza economica del mondo e che adesso vorrebbe proporsi come esempio di efficienza!

Paesi molto più modesti, per dimensioni e competenze tecnico-scientifiche, hanno risolto con successo problemi di questa natura, riducendo drasticamente i loro rischi.  

È triste notare che ormai si dà per "accettabile e scontata" la perdita di vite umane in eventi tecnicamente evitabili ed è disgustoso il successivo scaricabile fra coloro che hanno responsabilità ufficiali. Questi ultimi tendono subito a defilarsi, magari indicando possibili capri espiatori fra coloro che non hanno potere politico e che nessuno difende.

Un paese che vuole definirsi civile non può mettere in conto cinicamente la perdita di vite umane!

La logica poi, tutta italiana, di aspettare un qualsiasi evento calamitoso per riavviare l’economia di una zona, invece che dedicarsi alla prevenzione diffusa e accurata, non è più accettabile. 


Le schede per il risarcimento danni che vengono diffuse dopo una calamità, per esempio, risultano paradossali se non tragicomiche. Si finisce spesso per finanziare chi non ha diritto, penalizzando chi realmente è danneggiato.

Un paese che vuole pensare allo sviluppo e alla sicurezza dei cittadini non può continuare con un simile andazzo.

Per fronteggiare il susseguirsi di eventi calamitosi, bisogna ripartire dalla pianificazione del territorio fatta da gente realmente esperta e non chiamata esclusivamente per meriti di Partito.

Anzi, sarebbe doveroso da parte di un'amministrazione pubblica, rendere, per definizione, pubblici i nomi dei propri consulenti e le cifre che percepiscono.
È sotto gli occhi di tutti che è assolutamente indilazionabile rivedere i piani territoriali e urbanistici in tutta Italia ... in tutti i Comuni d'Italia. Proprio in tutti.

Sulla difesa del territorio abbiamo tutta una selva di leggi e leggine, complessivamente di non facile interpretazione.

Credo che tuttora sia vigente il Reggio Decreto del 1923 da raccordare alla legge 189, forse anche alla 253 e ad altre ancora, senza dimenticare il coacervo di innumerevoli regolamenti di varia natura.

Un Governo tanto impegnato a innovare dovrebbe ritenere prioritario un TESTO UNICO, che imponga indirizzi di pianificazione, di utilizzo, salvaguardia e recupero del territorio e, soprattutto, che attribuisca funzioni e responsabilità, specifiche e chiarissime, ai vari attori del settore.

Tutto questo è irrinunciabile in un Paese, ricordiamolo sempre, fortemente antropizzato.

E invece che cosa si fa a dritta e a manca? Si trivella!

Meglio: si cerca in maniera ossessiva di essere autorizzati a trivellare, per ricercare spasmodicamente gas e petrolio, per mare e per terra.

Ma si è sicuri che il dilagare delle trivelle non causi terremoti, subsidenza, inquinamento delle falde acquifere?

Meno di un anno fa una Commissione ufficiale (ICHESE) costituita dalla Regione Emilia Romagna, dal Ministero dello Sviluppo Economico e coadiuvata dai principali enti di ricerca ha stabilito che non si può escludere che le estrazioni petrolifere generino terremoti, anche di forte intensità.

Successivamente, le stesse Autorità hanno smentito la loro Commissione servendosi di un'altra Commissione costituita da esperti americani pagati, però, dall'ENI!

Qualche dubbio deve essere rimasto però, visto che è stata costituita una terza Commissione per stabilire come devono essere eseguite le trivellazioni, in modo da evitare terremoti.

Quindi, la possibilità che le trivellazioni provochino terremoti è tuttora riconosciuta da importanti Ministeri, quindi dal Governo stesso! 

Ma come ci si difende, secondo gli ineffabili esperti delle Commissioni del MISE, dalla trivellazione sismogenetica, cioè dalla trivella che terremota?

Facile: si mettono tanti piccoli sismografi che registrano le piccole scosse generate della trivella ... se le piccole scosse aumentano in numero e intensità, si smette di trivellare. Lo chiamano, con sforzo apprezzabile di fantasia, "sistema a semaforo"!

Sembrerebbe facile.

In realtà, la trivella, dando credito proprio alle logiche e alle affermazioni usate in altre circostanze da questi stessi esperti, potrebbe aver già messo in moto, anzi "innescato" per usare la loro locuzione, un processo inarrestabile, che si potrebbe concludere con uno o più terremoti devastanti!

Una maggior chiarezza si avrebbe su tutta questa vicenda se ci si rendesse conto che i personaggi in gioco in queste vicende son sempre più o meno gli stessi e se da tutte queste operazioni non scaturissero guadagni personali non indifferenti.

Lo SbloccaItalia, indubbiamente positivo e condivisibile nelle intenzioni, sta assumendo un significato e un sapore diverso dalle aspettative e potrebbe condurre a uno sfruttamento selvaggio del nostro territorio, già ampiamente martoriato, ignorando conoscenze geofisiche e geologiche approfondite, frutto di ricerche durate molti decenni.

Oggigiorno, chiunque può chiedere di trivellare ovunque ritenga più opportuno. Addirittura si pensa di sviluppare l'energia geotermica in Val d'Orcia e ai Campi Flegrei. Semplicemente una follia!

Ci sono progetti in notevole stato di avanzamento in Umbria e a Orvieto, nelle località di Castel Giorgio e Torre Alfina. Progetti sviluppati da Società che hanno sede in Liechtenstein ma che si avvalgono di "esperti nostrani" senza mai sentire le opinioni delle popolazioni che vivono nelle zone di interesse, anzi insultando brutalmente chi tenta anche una timida rimostranza!

In nome di Dio, finché siete in tempo, fermateli!

Post Scriptum

Tutte le operazioni che implichino sfruttamento del suolo devono essere preventivamente autorizzate dalla Commissione VIA: Valutazione di Impatto Ambientale. Questa Commissione è in corso di rinnovamento o è stata rinnovata da poco.

Alcuni mesi fa risposi a un bando del Ministero dell'Ambiente chiedendo appunto di far parte della VIA. Non mi è giunta mai risposta, neanche per dirmi che avevano ricevuto la mia richiesta come si fa negli ambienti statali dotati di un minimo di cortesia.

Certamente non sono stato nominato e, siccome non può essere stata un'esclusione senza ragione, visto che si tratta di un incarico pubblico, chiedo cortesemente al Ministro Galletti di conoscere la motivazione della mia esclusione.

Per aiutare il Ministro suggerisco qualcuna di queste possibilità:
-scarsa esperienza tecnica in questioni ambientali;
-scarsi titoli scientifici in materie ambientali su riviste internazionali;
-carriera universitaria in discipline ambientali modesta;
-scarsa esperienza nella gestione di grandi strutture di ricerca dedite a questioni ambientali;
-membro di accademie nazionali poco prestigiose;
-membro di accademie internazionali poco prestigiose;
-autore di libri di divulgazione su questioni ambientali di scarso successo;
-non inserito nella lista dei Top Italian Scientists;
-non citato dalla Enciclopedia Treccani;
-  ....

Effettivamente, chi rientra nei casi citati non è degno di far parte della VIA perché non sarebbe abbastanza indipendente dal potere politico. Senz'altro i membri nominati soddisferanno requisiti di alto livello.

Io, comunque, attendo una risposta dal Ministro la cui correttezza non può essere messa in discussione.

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