Giornale on-line fondato nel 2004

Venerdì, 24 Apr 2026

Non si può parlare di mobbing se il datore di lavoro lascia un dipendente completamente senza lavoro.

La conferma di quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Messina nel 2011 è giunta dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 27444/2017, pubblicata il 20 novembre 2017.

I giudici della Suprema Corte, nel respingere il ricorso proposto dal dipendente pubblico “estromesso” da ogni e qualsiasi attività lavorativa, pur continuando a percepire un regolare stipendio, ha ribadito quanto già affermato in precedenti decisioni e cioè che, ai fini della configurabilità della condotta lesiva del datore di lavoro rilevano i seguenti elementi, il cui accertamento costituisce un giudizio di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se logicamente e congruamente motivato: a) una serie di comportamenti di carattere persecutorio - illeciti o anche leciti se considerati singolarmente - che, con intento vessatorio, siano posti in essere contro la vittima in modo miratamente sistematico e prolungato nel tempo, direttamente da parte del datore di lavoro o di un suo preposto o anche da parte di altri dipendenti, sottoposti al potere direttivo dei primi; b) l'evento lesivo della salute, della personalità o della dignità del dipendente; c) il nesso eziologico tra le descritte condotte e il pregiudizio subito dalla vittima nella propria integrità psico-fisica e/o nella propria dignità; d) l'elemento soggettivo, cioè l'intento persecutorio unificante di tutti i comportamenti lesivi.

"Elementi questi - puntualizza la Cassazione - che il lavoratore ha l'onere di provare (ma che, nel caso di specie, non ha dimostrato, ndr), in applicazione del principio generale di cui all'art. 2697 cod. civ., e che implicano la necessità di una valutazione rigorosa della sistematicità della condotta e della sussistenza dell'intento emulativo o persecutorio che deve sorreggerla.

Questa decisione che, come tutte le sentenze, va rispettata, ci induce a fare una semplice domanda a chi di dovere: pagare mensilmente uno stipendio a un dipendente pubblico senza richiedere allo stesso alcuna prestazione lavorativa rappresenta o no un palese danno erariale?

Se, come crediamo, la risposta è sì, chi deve sollecitare l’intervento della Corte dei conti affinché i responsabili vengano chiamati a risarcire il danno arrecato alle pubbliche finanze?

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Ricerca: grazie a una molecola, l’immunoterapia potrebbe curare anche i tumori 'freddi'

L'immunoterapia rappresenta una delle rivoluzioni più importanti dell’oncologia moderna perché non...
empty alt

Nella Giornata Mondiale della Terra, celebriamo il silenzio assordante sulla crisi climatica

Il 22 aprile si celebra la Giornata Mondiale della Terra, divenuta un “rito” che non ha nulla a...
empty alt

“Bancarotta idrica globale”, il dramma del 75% della popolazione mondiale

L'interruzione dell'erogazione idrica potabile che abbiamo avuto per quattro giorni in Valpescara...
empty alt

"Nino", opera prima di Pauline Loquès, ricco di sfumature e di sottili trovate narrative

Nino, regia di Pauline Loquès, con Théodore Pellerin (Nino), Jeanne Balibar (La mère de Nino),...
empty alt

Licenziamento per simulazione di malattia: illegittimo senza valutazione medico-legale

Con ordinanza n. 8738/2026, depositata in data 8 aprile 2026, la Corte di cassazione (sez. Lavoro)...
empty alt

“"Vita mia”, film drammatico che conquista la partecipazione dello spettatore

Vita mia, regia di Edoardo Winspeare, con Dominique Sanda (Didi), Celeste Casciaro (Vita),...
Back To Top