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Venerdì, 19 Giu 2026

Con sentenza del 5 gennaio scorso, il Tar Puglia (sez. III, n.13 del 2015) ha riconosciuto la legittimità di un provvedimento col quale un comune ha ordinato la demolizione di un manufatto abusivo (nel caso di specie si trattava di un edificio residenziale di due piani), ancorché lo stesso fosse stato realizzato addirittura trent’anni prima e l’ordinanza di demolizione non recasse una specifica motivazione circa il pubblico interesse sotteso alla demolizione, ritenuto comunque prevalente sull’affidamento ingeneratosi nel privato in merito alla legittimità dell’opera.

Per il giudice amministrativo, infatti, allorché l’amministrazione riscontri l’esistenza di opere abusive, essa non deve far altro che emanare l’ordine di demolizione, a nulla rilevando il decorso del tempo, e tale provvedimento deve considerarsi sufficientemente motivato anche soltanto con l’affermazione dell’accertata abusività dell’opera, essendo in re ipsa l’interesse pubblico concreto e attuale alla sua rimozione.

Nel paese dei condoni e del tirare a campare, l’evento fa notizia.

Per il posto in cui è stato costruito, si vede che l’edificio doveva essere percepito come una specie di Mostro di Fuenti, l’hotel che sorgeva presso Vietri  sul Mare, nella costiera amalfitana. Insomma, un pugno nello stomaco.

Fatto sta che ben trent’anni dopo, quando chiunque poteva ragionevolmente pensare di averla fatta franca, nel senso che la situazione si poteva, bene o male, considerare consolidata, è arrivata, tanto inaspettata quanto inesorabile, la stangata della demolizione.

Il decorso del tempo, per la verità, non ha nel mondo del diritto una valenza univoca, essendo infatti connotato da una sua intrinseca ambivalenza, dato che esso può far acquistare un diritto, come accade nell’usucapione, ovvero determinarne la perdita, come nei casi di prescrizione o di decadenza.

Nel caso in esame, c’era un abuso, sicché sul tempo come toccasana si poteva contare fino a un certo punto. Del resto, in trent’anni di condoni ne sono intervenuti talmente tanti che, se l’abuso in discorso fosse stato condonabile, l’interessato ben avrebbe potuto approfittarne.

Il tempo dà, ma può pure togliere. Questa volta, ha tolto.

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