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Venerdì, 24 Apr 2026

Wonder: White Bird, regia di Marc Forster, con Ariella Glaser, Orlando Schwerdt, Gillian Anderson, Helen Mirren, Bryce Gheisar, Philip Lenkowsky, Ishai Golan, Jordan Cramond, Yelisey Kazakevich, Priya Ghotane, Olivia Ross, Patsy Ferran, Jo Stone-Fewings, Stuart McQuarrie, James Beaumont, Nadine Leon Gobet; Sceneggiatura: R.J. Palacio, Mark Bomback; Fotografia: Matthias Koenigswieser; Scenografia: Nora Sopková; Musica: Thomas Newman; Costumi: Jenny Beavan; Genere: Biografico, Drammatico; USA, 2023; Durata: 120’; distribuito da Notorius Pictures; visione consigliata per bambini e ragazzi +13; nella sale da giovedì 4 gennaio 2024.

Recensione di Anna Sofia Caira

Wonder: White Bird è un film del 2024 diretto da Marc Forster. Si tratta di uno spin-off di Wonder (2017), oltre che l’adattamento cinematografico del romanzo a fumetti di R. J. Palacio A Wonder Story-Il libro di Julian. Il protagonista dovrebbe essere l’adolescente Julian Albans (Bryce Gheiser), che nel film Wonder bullizzava il piccolo Auggie (Jacob Elordi), affetto da una grave malformazione cranio-facciale. In realtà, però, fin da quasi subito, è evidente che protagonisti siano i ricordi della nonna Sara (Helen Mirren), un’artista venuta da Parigi per presentare la sua retrospettiva a New York.

È dunque l’anziana signora a raccontare la sua storia, nella speranza di insegnare al nipote l’importanza della gentilezza. Racconta, infatti, di come la gentilezza del suo compagno di scuola Julian (Orlando Schwerdt), durante la Seconda Guerra Mondiale, le abbia salvato la vita.

Sara era una studentessa ebrea che viveva nella Francia occupata dai nazisti, Julian, invece, era stato suo compagno di banco per tanti anni, ma lei ricordava solo il suo soprannome: “ranocchio”, a causa della sua deformità alle gambe. Iniziano i rastrellamenti e Sara rischia la vita. Nonostante nessuno fosse mai stato gentile con Julian, lui decide di proteggere la sua compagna, offrendole un nascondiglio.

Sara viene accolta dalla famiglia del ragazzo (Gillian Anderson interpreta la madre Vivienne) e tenuta al sicuro in una dimora abbandonata accanto la loro casa. Mentre rimane nascosta, a confortarla è l’uccellino bianco che qualche volta le appare davanti e che lei continua a raffigurare nei suoi disegni, insieme alla compagnia di Julian, con cui nasce un’intensa amicizia destinata a trasformarsi in qualcosa di più profondo.

L’aspetto sicuramente più fuorviante del film è l’aggancio, assolutamente ingiustificato, con il film Wonder di Stepehn Chbosky. Sarebbe stato interessante osservare l’arco di trasformazione del giovane bullo espulso dalla scuola di Auggie, ma non c’è posto per lui in questa storia. L’unico aggancio con il film originale è dato dal fatto che l’autore del romanzo Wonder (2012) è lo stesso della graphic novel da cui la pellicola prende ispirazione. Per il resto, il richiamo forzato risulta essere solo un pretesto per sfruttare l’esito al box office del film, dato l’enorme successo ottenuto nel 2017 al botteghino.

Inevitabilmente, il film percorre strade già battute tantissime volte, sebbene ribadendo una parte dolorosa della storia che è comunque sempre utile ricordare. È sicuramente una storia per ragazzi, una storia di gentilezza e di solidarietà, quindi per questo estremamente istruttiva. Essa è resa più leggera da un tocco di realismo magico che avvolge lo spettatore in una dimensione quasi fiabesca.

Alla fine, però, anche il simbolismo evocato risulta fin troppo didascalico, rovinando quell’atmosfera magica che prova a regnare in alcune scene. Wonder: White Bird non ci dice nulla di nuovo e forse deluderà chi andrà al cinema pensando di trovare un vero spin-off del tanto amato Wonder.

Anna Sofia Caira
critica cinematografica
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