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Venerdì, 24 Apr 2026

Animali notturni, di Tom Ford, con Amy Adams, Jake Gyllenhaal, Isla Fisher, Aaron Taylor-Johnson, Armie Hammer, Michael Shannon, Laura Linney, Karl Glusman, durata 117’, nelle sale dal 17 novembre 2016, distribuito da Universal Pictures.

Recensione di Luca Marchetti

Sin dalle prime scene, in una sorta di mortifero e osceno spettacolo di burlesque, è evidente che Tom Ford, noto stilista alla sua seconda regia cinematografica, voglia prepotentemente attestarsi come autore audace, enfatizzando soprattutto la propria visione estetizzante.

Animali notturni, premiato con il Gran Premio della Giuria all’ultimo festival di Venezia, dunque, diventa l’opportunità ideale per il regista di togliersi l’etichetta di stilista prestato (capricciosamente?) al cinema e confermarsi cineasta con uno stile chiaro e con caratteristiche ben definite.

Il film, tratto dal fortunato Tony & Susan di Austin Wright, è un thriller emotivo affascinante, racchiuso dentro la prigione di una confezione visiva fin troppo ricercata e sottolineata. Ford ama i romanzi di provenienza accademica (Wright era un professore emerito, stesso ambiente sociale da cui proveniva anche Christopher Isherwood, autore di A Single Man) e nel suo cinema, questa passione è omaggiata dall’attenzione garbata al dettaglio e da un gusto che ben si sposa con le atmosfere borghesi di quei volumi.

Il regista conosce bene la splendida vacuità del mondo dell’upper class americana e il suo sguardo impietoso su gallerie d’arte, party e ville avveniriste ne restituisce tutta la glaciale angoscia.

La protagonista, la splendida gallerista Susan, interpretata da Amy Adams, si aggira, infatti, come un dolente fantasma in questo ambiente rarefatto e falsificato, oppressa da una vita magnifica, fatta di una mortale monotonia.

L’arrivo di un manoscritto, il romanzo frutto di una vita del suo ex marito, e il ricordo del loro amore, trascinerà la donna in una storia di ossessione, mettendola di fronte ai propri rimorsi e alle proprie disarmanti paure.

Probabilmente Ford, conquistato della splendida trama di Wright, ha scelto di cimentarsi con un progetto troppo grande per la propria esperienza cinematografica. La sua estetica, così meccanica nella costruzione della scena perfetta, non fa altro che incatenare e raffreddare la materia narrativa incandescente.

Nonostante le esagerazioni di Ford (a volte sembra che stia dirigendo uno spot della propria azienda piuttosto che una pellicola), la trama dalla triplice costruzione (presente, passato e immaginazione) è così forte da arrivare intatta al pubblico, rovesciando su di esso tutta la propria disperazione.

Soprattutto nella parte immaginata (le parole del romanzo prendono vita nella mente della protagonista), Animali notturni ha un fascino perverso e morboso che ipnotizza, trasformando un plot giallo abbastanza prevedibile in una terribile storia di vendetta e debolezza umana.

Il merito più grande di Ford è, però, la scelta di un cast efficace. Oltre ad una perfetta Amy Adams, il film si appoggia tutto sulla doppia, sofferta, performance di Jake Gyllenhaal. L’attore, infatti, anche questa volta, come ci ha ormai abituato da anni, usa la sua celebrata bellezza per rappresentare il dolore borghese di uomini incompleti e confusi.

Un discorso a parte, invece, merita la prova monumentale del sempre magnifico Michael Shannon. L’attore, interprete dello sceriffo Roberto Andes, con il corpo consumato dal fumo e uno stetson dalla grazia texana, ruba continuamente la scena, facendoci tifare per una sua auspicabile nomination ai prossimi Oscar.

Animali notturni, in conclusione, è una pellicola che, grazie alla sua anima (narrativa), riesce ad andare oltre la miopia cinematografica e artificiale dell'autore, avvolgendo il proprio pubblico in uno sporco e morboso torpore.

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critico cinematografico

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