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Venerdì, 06 Mar 2026

altCon il titolo “L’ignoranza delle persone colte”, che è poi il primo della raccolta, l’editore Fazi ha pubblicato di recente una serie di scritti di William Hazlitt, commediografo e giornalista inglese vissuto a cavallo fra il XVIII e il XIX secolo.

Si tratta di sette saggi, pubblicati sul London Magazine negli anni 1820 e 1821, in cui vengono affrontate diverse tematiche - dalla morale alla filosofia, dalla letteratura alle istituzioni – esposte, tutte, in perfetto humour britannico.

Una critica tanto arguta quanto sferzante della società del tempo che, a distanza di ben due secoli da quando fu scritta, sorprende i lettori per la sua perdurante attualità.

In ognuno dei saggi della raccolta c’è una sintesi delle tipologie umane prese di mira, il cui comune denominatore è quello di non accettare i propri limiti, finendo così inevitabilmente per scadere nel ridicolo.

Nel saggio che dà il titolo alla raccolta, in particolare, già l’incipit non potrebbe essere più irriverente: ”le persone che hanno meno idee di tutti sono gli scrittori e i lettori”.

La critica si concentra soprattutto nei confronti della cultura libresca: “Chiunque sia passato per i gradi regolari dell’educazione classica senza essere stato ridotto all’imbecillità si può ritenere salvo per miracolo”.

Nient’affatto più tenero, poi, l’attacco contro l’esaltazione della preparazione mnemonica, condannata come meramente meccanica ma assurdamente considerata come dote degli scolari “più brillanti”.

Feroce anche la sottolineatura di quello che oggi chiameremmo divario tra scuola e società: “L’istruzione è la conoscenza di ciò che gli altri in genere non sanno e che non possono apprendere che di seconda mano per mezzo dei libri o di altre sorgenti artificiali. La conoscenza di ciò che è davanti o intorno a noi, che fa appello alla nostra esperienza, alle nostre passioni o ai nostri progetti, al cuore e agli affari degli uomini, non è istruzione … la persona istruita è fiera della sua conoscenza di nomi e di date, non di quella di uomini e cose”.

Difficile, insomma, immaginare un attacco più frontale alla cultura ufficiale del suo tempo, compresi gli amici letterati. Da qui, come un secolo dopo scrisse di Hazlitt Virginia Woolf, “il senso di violenta antipatia, vuoi personale vuoi intellettuale, che i suoi scritti ancora suscitano”,  sebbene ispirati “da genuina passione per i diritti e le libertà del genere umano”.

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