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Venerdì, 06 Mar 2026

altMia madre, di Nanni Moretti, con Margherita Buy, Nanni Moretti, John Turturro, Giulia Lazzarini, Beatrice Mancini, Stefano Abbati, Enrico Ianniello, Anna Bellato, Toni Laudadio, Pietro Ragusa, Tatiana Lepore, Lorenzo Gioielli, durata 106’, nelle sale dal 16 aprile 2015, distribuito da 01 Distribution.

Egocentrico, autoreferenziale o maestro sensibile. Nanni Moretti è uno di quegli artisti che non può fare altro che dividere nettamente il pubblico: o lo si ama o lo si odia. Uno dei pochissimi registi che, ancora oggi, in Italia riesce a scuotere l’asfittico panorama culturale, a creare dibattiti, a suscitare attenzioni intorno al proprio Cinema. Ogni sua pellicola, come è giusto che sia, diventa un evento, l’occasione perfetta per confrontarsi. Per tutta la sua carriera Moretti ha sempre usato la propria autobiografia e la propria personalità ruvida e particolare come il leit motiv dei suoi film, a voler stabilire quasi un rapporto diretto con lo spettatore, fino ad arrivare ad invecchiare insieme.

Dopo Il Caimano e Habemus Papam, il regista di Ecce Bombo, con Mia madre torna nei territori dolorosi di La stanza del figlio, parlando ancora una volta di una morte.

Se nel film Palma d’oro del 2001 il dolore era quello per il lutto inspiegabile e improvviso di un ragazzo che sconvolgeva la vita apparentemente normale dei propri famigliari, in Mia madre il regista racconta, invece, il lento e inevitabile addio di una anziana mamma dai suoi figli, ancora non pronti ad affrontare questa perdita.

Ispirato come sempre alla propria vita (la stessa madre di Moretti è scomparsa durante le riprese di Habemus Papam), Mia madre è un film di semplice disperazione, un viaggio inesorabile in una tristezza che difficilmente non potrà colpire.

I gesti e le lacrime di Margherita (una Margherita Buy perfetta come poche altre volte), regista divisa tra le riprese di un film importante e le giornate al capezzale della mamma, sono solo alcuni dei piccoli, laceranti momenti di cui il film è pieno.

Confusa fra realtà, ricordi e sogni, l’impossibile accettazione di una scomparsa inevitabile (“le mamme muoiono”, è una disperata ma solida realtà) diventa per lo spettatore l’ennesimo viaggio nel cuore e nella mente di Moretti, capace, come sempre, di trasformare la propria parabola e le proprie idiosincrasie in fatti e storie universali.

Grazie anche alla felice scelta di mettersi da parte, per interpretare il saggio fratello maggiore, e lasciare cosi il ruolo di se stesso alla Buy, Moretti crea un’atmosfera coinvolgente e insopportabile, che porta ognuno di noi dentro al suo dolore.

Chiunque abbia vissuto un lutto si ritroverà nelle domande di Margherita, nel suo pianto, nell’incapacità di accettare la scomparsa di pregi e difetti, di conoscenze e sogni, nella difficoltà del passaggio, in un attimo, dal presente al passato (eraaveva…).

E’ questo tentativo di esorcizzare la propria sofferenza che porta Mia madre a vette di poesia uniche, facendo passare in secondo piano le (poche) trovate non efficaci, come l’invadente co-protagonista John Turturro.

Il film di Moretti è, al di la dei suoi piccoli difetti, un’opera rara che, con disincanto, lascia davvero lo spettatore a dover scendere a patti con le proprie esperienze. E anche quel domani per l'ultima battuta, più che un messaggio di speranza, è l’ennesima conferma di una rassegnazione certa.

alt*critico cinematografico

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