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Lunedì, 19 Gen 2026

Indagini statistiche sull’efficacia della preghiera di Francis Galton, editore Il melangolo, Genova, 2013, pp. 67, euro 7

Recensione di Roberto Tomei

Confesso di aver acquistato questo simpatico libretto perché attratto dal titolo, che combina insieme cose che mi sembravano così lontane tra loro da farmi ritenere - evidentemente, a torto - che tra esse non vi potessero essere rapporti di sorta.

Francis Galton (1822-1911) è stato un intellettuale prolifico, avendo scritto più di 340 tra articoli e saggi, e un pensatore polivalente, essendosi applicato a problematiche afferenti a discipline diverse: dalla geografia alla psicometria, dall’eugenetica alla statistica, ecc.

In quest’ultimo campo del sapere, in particolare, scopre il concetto, oggi centrale, di correlazione e valorizza l’uso del questionario come strumento di indagine conoscitiva, ma a lui si devono anche altri concetti, come quelli di deviazione standard e di analisi della regressione.

Nella seconda metà dell’Ottocento, all’epoca in cui Galton scrisse il suo libro (si tratta, invero, di un articolo), che risale precisamente al 1872, c’era un gran fervore di studi sulla questione dell’efficacia della preghiera, evidentemente presa da tutti molto sul serio.

Assodata per i credenti, l’efficacia della preghiera venne da Galton sottoposta a verifica empirica, facendo ricorso a un particolare protocollo di analisi, che in qualche modo anticipa la procedura del doppio cieco.

Ciò che stupisce non poco è che l’interesse per una questione come quella dell’efficacia della preghiera non è stato una curiosità circoscritta all’Inghilterra vittoriana, visto che – come do viziosamente ci avverte Romolo Giovanni Capuano nella sua bella introduzione – a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso fino a oggi,” molti scienziati di tutto il mondo, seri e riveriti, hanno dedicato tempo, energie e denaro-a volte, molto denaro- a tentare di far luce, una volta per tutte, sugli interrogativi che già stimolavano le menti di Tyndall e Galton”.

Il dato certo è che tutti questi studi non avrebbero fatto altro che confermare i risultati delle ricerche di Galton, cioè che le preghiere non servono. Gli aderenti alle diverse religioni sono, dunque, avvertiti.

Poi, com’è naturale, ognuno si regola come crede.

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