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Lunedì, 19 Gen 2026

La prima neve di Andrea Segre, con Giuseppe Battiston, Anita Caprioli, Roberto Citran, Jean Christophe Folly, Matteo Marchel, Peter Mitterrutzner, Leonardo Paoli, Lorenzo Pintarelli, Paolo Pierobon; durata 104’, nelle sale dal 17 ottobre 2013 distribuito da Parthenos

Recensione di Luca Marchetti

Tutto si può dire dell’imminente La prima neve di Andrea Segre tranne che non sia un’opera tristemente attuale.

Per una macabra coincidenza (che, con ogni probabilità, sarà cavalcata, senza alcun senso del pudore, dai media nazionali), la seconda pellicola del regista veneto, dopo essere stata presentata nella sezione Orizzonti dello scorso Festival di Venezia, vedrà il proprio debutto in sala proprio in questi giorni, mentre il tema immigrazione ha ottenuto la ribalta nazionale per le stragi avvenute al largo di Lampedusa.

Con il suo film Segre torna a parlare di stranieri e integrazione, con una storia che vede intrecciarsi le vicende di due protagonisti, diversi per etnia ed età ma simili per il loro rapporto con il dolore.

La prima neve racconta, infatti, l’amicizia tra Dani, immigrato del Togo che ha perso la moglie nel viaggio per arrivare in Italia, e Michele, giovanissimo ragazzo trentino, testimone della morte del padre in montagna.

Pur vivendo due drammi diversi e venendo da mondi agli antipodi (l’Africa affamata e la bucolica Valle dei Mocheni), ognuno riconosce nell’altro le stesse difficoltà ad accettare il lutto; gli stessi ostacoli a “perdonare” le persone care rimaste (per il primo la figlia appena nata, per l’altro la giovane madre rimasta vedova).

Solo attraverso questa insolita amicizia e le loro lunghissime e fredde passeggiate nei boschi, i due troveranno un po’ di sollievo e, forse, anche i semi di quella consapevolezza utile per vivere il proprio futuro. 
Dalla trama si può intuire che La prima neve si pone obiettivi morali certamente alti, cercando di distaccarsi da un certo cinema d’autore italiano. Sicuramente di originale Segre ha dalla sua parte scenari affascinanti. Sfruttando forse le agevolazioni vantaggiose della Film Commission trentina, la pellicola trova forza nel suo essere ambientata interamente tra valli magnifiche, fotografate con maestria dall’ottimo Luca Bigazzi, il miglior direttore della fotografia italiano in attività.

Ispirato da tanto splendore naturalistico, il regista lascia la propria cinepresa muoversi tra valli e montagne, regalando allo spettatore scene di rara bellezza. Segre, inoltre, sempre aiutato dal Trentino (anch’esso, a tutti gli effetti, protagonista del film) trova molti volti indigeni suggestivi, che accrescono l’anima territoriale dell’opera. Uno su tutti, il vecchio Peter Mitterrutzner, attore autoctono il cui sguardo stanco vale più di mille parole.

Nonostante ciò, purtroppo, La prima neve non riesce, alla fine, a differenziarsi molto da quel Cinema Italiano, pieno di buone intenzioni ma limitato nei risultati, da cui voleva prendere le distanze.

Il film di Segre, appesantito un po’ dalla scelta scontata come comprimari di attori bravi ma sinceramente sovraesposti (Anita Caprioli e Giuseppe Battiston), un po’ dall’incapacità di approfondire le sue caratteristiche più interessanti (il surrealismo folkloristico dei sogni di Michele, l’alchimia giocosa e spensierata dei due protagonisti), si rivela solo una pellicola “normale”, un’opera che, pur con grandi potenzialità, si accontenta di fare il proprio compitino buonista e moralmente inattaccabile.

Il lavoro di Segre, sia chiaro, è comunque encomiabile, ma se davvero si vuole andare lontano, forse occorre osare di più.

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