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Lunedì, 19 Gen 2026

Come un tuono, di Derek Cianfrance, con Ryan Gosling, Bradley Cooper, Rose Byrne, Eva Mendes, Ray Liotta, Bruce Greenwood, Dane DeHaan, Ben Mendelsohn, Harris Yulin , durata 140’, nelle sale dal 4 aprile 2013 distribuito da Lucky Red

Recensione di Luca Marchetti

E’ opinione comune che l’opera seconda sia sempre la più difficile nella carriera di un artista.

Dopo il clamoroso esordio con il dramma sentimentale Blue Valentine, era quindi lecito attendere il promettente Derek Cianfrance al varco del suo nuovo Come un tuono (mediocre adattamento italiano del ben più poetico The Place Beyond the Pines). Bisognava, infatti, capire se avessimo a che fare con un nuovo autore di talento (come indicavano gli indizi) o con uno dei tanti “falsi profeti” che fanno capolino sulla ribalta per poi sparire nel dimenticatoio. Ebbene, dopo quest’ambiziosissima pellicola, il giudizio sull’alunno Cianfrance rimane ancora sospeso.

Come un tuono è talmente altalenante, diviso tra punte ammirevoli e crolli indifendibili, che appare sinceramente impossibile classificarlo con decisione.

Cianfrance, per questa sua seconda avventura, invece di accomodarsi sugli allori di un cinema indipendente autocompiaciuto, ha deciso con coraggio di fare un successivo passo importante nella sua carriera.

Dopo la disamina quasi scientifica sulla costruzione e la distruzione di un amore di Blue Valentine, il regista vuole spostare il suo sguardo verista sul proletariato americano, sulla piccola famiglia media della periferia, e desidera riflettere sul concetto di famiglia, sulle colpe dei padri che ricadono sui figli, sui delitti e sui castighi. Grandi temi e altrettante grandi ambizioni che purtroppo non vedono la loro realizzazione in una pellicola che, arrivando troppo vicino al sole, finisce per sciogliere le proprie ali di cera.

Come un tuono, dunque, è un’opera imponente e impotente (anche per le sue due ore e venti di durata), costretta in una divisione artificiosa in tre atti che, oltre a mortificare la fluidità narrativa della storia, porta lo spettatore a non percepirla come una sola epica vicenda.

Abbiamo così in sequenza cronologica più che logica, una prima parte, con un biker delinquente che sogna di fare il padre al proprio bambino, seguita da una seconda con poliziotto onesto che ambisce a sopravvivere in un distretto corrotto; per finire, alla terza, con due giovani sbandati in cerca del loro posto nel mondo.

Tre parti così indipendenti nelle loro strutture e nelle loro tematiche che, quando ci viene mostrato il legame tra di esse, non si può che considerare il tutto come forzato e inverosimile. L’idea forse sulla carta sembrava un grande esercizio di stile ma, nella pratica, è invece un goffo tentativo, neanche cosi attraente, di imitare quel cinema multi-tragico che tanta fortuna ha portato lo scorso decennio alla coppia Alejandro Inarritu-Guillermo Arriaga. Senza contare che operando in questo modo si è spezzato il fiato anche alle grandi interpretazioni degli attori chiamati in causa.

Ryan Gosling, anche se nell’ennesima parodia del duro dal cuore d’oro, e, soprattutto, il sempre più convincente Bradley Cooper s’impegnano, ma sono costretti, da ruoli non all’altezza, a girare a vuoto.  Stesso discorso va fatto anche per ottimi caratteristi come Ray Liotta, Rose Byrne e l’inquietante Ben Mendelsohn, costretti a essere semplici coreuti sullo sfondo del dramma.

Dove però fallisce la sceneggiatura, la regia vince. Il film, a livello visivo, riesce a collezionare sequenze e immagini di valore. Gli inseguimenti in moto o gli squallidi ma commoventi quadretti familiari emozionano, come è di enorme impatto la resa dei conti catartica nella suggestiva pineta del titolo.

Da sottolineare, poi, il desiderio dell’autore di omaggiare l’opera umanista di James Gray, grandissimo autore di capolavori come Two Lovers o Little Odessa.

Nuova conferma che Cianfrance è dotato d’intelligenza e talento. Purtroppo, in questo caso, il nostro ha voluto mettersi in gioco con un progetto ancora troppo grande per lui.

Ma, considerando anche l’ignavia di molti suoi colleghi, possiamo veramente biasimarlo per averci provato?

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