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Giovedì, 05 Mar 2026

I demoni del potere di Marco Revelli, editore Laterza, Bari, 2012, pp. 97, euro 14,00.

Recensione di Roberto Tomei

Il libro è una riflessione sul lungo ciclo della civilizzazione (più di tre millenni ), che culmina ora nella crisi della Grecia, pericolosamente prodromica alla fine dell'Europa.

Al centro c'è l'evoluzione del potere, trasformatosi in qualcosa di inafferrabile e tuttavia onnipresente.

Revelli fa largo uso del mito, che impiega sin dal titolo dei capitoli che scandiscono il volume, tutto popolato di Meduse e Sirene, cui fa ricorso per spiegare la crisi della nostra "civiltà", che si manifesta proprio nel luogo che ne fu la culla.

Egli sottolinea come  fosse stata l'invenzione della città la grande innovazione che aveva avviato la complessa ma vincente pratica di addomesticamento del potere, consentendo il superamento della sua natura belluina.

Due ne erano stati gli ingredienti: la forza della legge (nomos) e la forza della parola (logos). Grazie a questi due fattori si era realizzato il passaggio dal numinoso (e dal mostruoso) all' umano. Ma il problema ora ritorna, dato che la solidità dei "luoghi" sembra vacillare e sciogliersi sotto la spinta dei "flussi" finanziari", cui non si riesce a porre argine.

Dopo aver fatto tanto per "ingabbiarlo", il potere è sfuggito di nuovo, data la sua attuale invisibilità e irriducibilità a uno spazio preciso e definito, che nondimeno vanno di pari passo con la sua onnipresenza  e pervasività. In una parola, con la intrusività distruttiva del "numinoso".

E' proprio questa riedizione del passato, che autorizza Revelli a una serie di esercizi d'interpretazione sul materiale simbolico, da cui emergono "significati sepolti, paradossi, doppi sensi e sensi vietati", nella consapevolezza che molto di quel materiale mnestico torna ora ad acquistare una sua "problematicità attiva". Sempre che si abbia la capacità di saperlo leggere, naturalmente. (Roberto Tomei)

 

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